Effetti collaterali.

Quando la superficialità politica provoca morti.

Ieri gli Stati Uniti, per decisione del presidente americano Donald Trump, hanno dato seguito alla decisione presa a gennaio spostando la propria ambasciata da Tel Aliv a Gerusalemme, riconoscendo quest’ultima città come la vera capitale dello stato di Israele.

La decisione molto controversa presa dal Presidente Trump è stata accolta molto negativamente dalla comunità internazionale. ONU, EU, Russia e la Lega Araba hanno ripetuto in coro come tale scelta non faccia altro che complicare il processo di pace, inasprendo il conflitto israeliano-palestinese e aumentando la tensione in tutto il Medio-oriente.

Le proteste, prevedibili, della comunità palestinese non si sono fatte attendere. Infatti mentre nello Stato di Israele si festeggiava l’anniversario dei settantanni della nascita dello Stato e l’unificazione di Gerusalemme avvenuta nel 1967 dopo la guerra Dei Sei Giorni, le manifestazioni palestinesi contro Israele si sono moltiplicate.

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L’epilogo drammatico è avvenuto però lungo la Striscia di Gaza, quando i palestinesi hanno tentato di oltrepassare la linea difensiva, che di fatto divide i due paesi e questo ha provocato la reazione violenta da parte dell’esercito di Tel Aviv. Ci sono stati 55 morti e oltre 2400 feriti e questi numeri non si verificavano dal 2014.

La scelta di Trump è stato solo una delle ultime decisioni poco felici prese dall’amministrazione americana  negli ultimi 20 anni in medio oriente. Partendo dalla presidenza Bush, dopo l’attentato alle Torri Gemelle del 2001, la dichiarazione di guerra contro il terrorismo ha portato a condurre due guerre disastrose, i cui esiti ancora oggi non sono chiari. Se la guerra contro l’Afghanistan poteva rientrare all’interno della logica del contrattacco e risposta agli attentati terroristici, diverso fu l’azione contro l’Iraq. Questo conflitto, scatenato per le presunte armi di distruzione di massa possedute dal regime di Saddam Hussein, ha avuto esiti disastrosi per numero di vittime e soprattutto per l’incapacità di porre in atto una politica che potesse ricostruire quel Paese.

L’amministrazione Obama, anch’essa, non ha brillato per lungimiranza nella gestione dello scacchiere della politica internazionale. La guerra in Libia condotta insieme ai francesi e gli inglesi, è stata condotta senza pensare a un ” dopo” lasciando poi la Libia in balia della guerra civile. La gestione delle primavere arabe è stata completamente sbagliata, perchè Tunisia, Egitto, Siria una volta iniziata la rivoluzione e dopo che i detentori del potere politico sono stati deposti o fortemente indeboliti, non c’è stato il sostegno necessario per guidare quei Paesi verso un percorso di crescita democratica ( fatta eccezione per la Tunisia). Ma il peccato capitale è stato non capire la gravità della guerra civile siriana e come all’interno di questa stesse crescendo e rafforzandosi la minaccia dell’Isis.

Infine l’amministrazione Trump, non solo ha peggiorato i rapporti tra israeliani e palestinesi, ma ha aggiunto nel difficile quadro medio orientale l’Iran. Il presidente americano, dopo aver letto un dossier inviato da Tel Aviv ( in cui si denunciava come l’Iran stesse violando gli accordi per costruire armi nucleari), ha deciso di far uscire gli Stati Uniti dall’accordo del nucleare ( siglato da Obama). Questo ha portato a immediate reazioni iraniane tradottosi con il bombardamento del Golan e al raid aereo israeliano di reazione nei pressi di damasco contro le forze di Teharan.