Giuliano Amato: picchiare le donne è tradizione siculo-pakistano

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“Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. E’ una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario. Fino agli anni ’70 si trovavano in Sicilia costumi e tradizioni non molto distanti da quelle che ora in Italia sono importate dagli immigrati di certi gruppi musulmani”.
Parole di Giuliano Amato, il nostro futuro Presidente della Repubblica. Un uomo, si fa per dire, dalle idee quasi leghiste e dalle pensioni d’oro ottenute grazie anche ai contribuiti dei siciliani, gli stessi siciliani dalle tradizioni violente, come lui sostiene. Eppure, il caro Giuliano Amato si permette di offendere un popolo che non ha nulla da invidiare al resto d’Italia.
Amato, figlio di emigranti siciliani, paragona le tradizioni sicule a quelle del popolo islamico, come stare davanti a blocchi umani e non singole persone. Ovvero: un popolo compatto nella propria ignoranza.
Questo suo discorso, fatto in mala fede, risale a qualche anno fa, quando Giuliano Amato dava sentenze senza conoscere la realtà dei fatti, facendo scatenare l’ira di Stefania Prestigiacomo, di Ignazio La Russa e di Anna Finocchiaro, nativi della Terra siciliana, isola martoriata dall’ignoranza subdola da un popolo che vorrebbe l’indipendenza dal resto del Paese.
L’onorevole Anna Finocchiaro, come tante altre sue colleghe, sono intervenute a favore della donna, vittime di un maschilismo che non vede in faccia né religione e né zona geografica.
Giulino Amato si è poi corretto, affermando che la Sicilia di cui lui parlava risale agli anni ’70. Forse, quando l’uomo siculo indossava la coppola e soggiogava la donna sotto il proprio comando. Chissà quale film avrà visto per avere una visione così distorta e sbagliata. Magari quella di Salvatore Giuliano, criminale italiano del primo novecento italiano, e non degli anni ’70.
In questi giorni i politici italiani sono impegnati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Il nome di Giuliano Amato è tra quelli più probabili.

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