Gli 80 anni di Achille Occhetto

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“Un libero pensatore comunista”. Achille Leone Occhetto, cresciuto a pane e politica, sarà l’ultimo segretario a mettere la parola fine al Partito Comunista Italiano, era il 1991, per dare vita al Partito Democratico della Sinistra. Conosciuto da tutti i giornali con il diminutivo di Akel, nome di un navigatore danese di origini vichinga, utilizzato anche dai suoi compagni nei primi soggiorni a Torino e Milano.

Nel 1961 diventa direttore del settimanale degli universitari comunisti, “Nuova generazione”, strumento con cui combatterà le prime battaglie per il distacco dalle politiche di Mosca, la democrazia dei paesi socialisti e per riabilitare i perseguitati della Rivoluzione d’Ottobre, ottenendo il parere positivo di Palmiro Togliatti, politico antifascista.

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Negli anni ’80 viene eletto Segretario Generale del PCI, subentrando ad Alessandro Natta. Nel novembre del 1989, insieme al suo partito, assisterà alla dissoluzione dell’Unione Sovietica e alla Caduta del muro di Berlino, costruzione voluta  dalla Germania dell’Est nel 1961 per impedire la circolazione delle persone tra Berlino Ovest e il territorio della Germani dell’Est. 

Nel 1994 inizia la fine politica di Achille Occhetto, viene sconfitto in campo da Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, alle elezioni politiche per il rinnovo dei due rami del Parlamento italiano. E dopo una decisione sofferta, si dimetterà per lasciare il Pds nelle mani di Massimo D’Alema.

 «Questa legge aveva una sua ratio. Non sono pensioni, ma vitalizi. Permetteva ai parlamentari di fare politica senza rubare, senza arricchirsi. Io l’ho usata con questa ratio. Controllate la mia dichiarazione dei redditi. Non sono ricco». Dichiarazione a caldo di Achille Occhetto, relativo all’annuncio di voler fare una sforbiciata sui vitalizi degli ex parlamentari.

ANTONIO AGOSTA