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Il NO di Mattarella, la crisi politica e la tempesta dei mercati finanziari.

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Domenica 27 maggio è stata scritta una delle pagine più drammatiche della Storia della Repubblica italiana. L’inizio della crisi politica comincia quando il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, comunica le proprie perplessità sul nome del candidato che avrebbe dovuto ricoprire il ruolo chiave di Ministro dell’Economia, Paolo Savona.

A preoccupare Mattarella sono le posizioni fortemente euro critiche ed euro scettiche del professor Savona, che in alcuni saggi aveva ipotizzato di poter uscire dall’euro nel giro di un weekend. Proprio per tale preoccupazione e perchè il tema dell’uscita o meno dall’euro non era stato trattato durante la campagna elettorale, il Presidente della Repubblica, domenica dopo che Giuseppe Conte ( candidato premier per formare il governo) aveva rimesso l’incarico in quanto ne Di Maio ne Salvini erano disposti a cambiare idea, ha rilasciato un comunicato in cui appellandosi all’articolo 92 della Costituzione non accettava la candidatura al Ministero dell’economia presentatagli .

Il presidente della repubblica ribadiva, inoltre, la sua buona predisposizione nei confronti di questo governo, nel avergli concesso tutto il tempo che era stato richiesto e di aver accettato la squadra di proposta da Lega e M5S fatta eccezione per Savona. Il candidato presentato dalle due forze politiche non sarebbe stato adeguato, non per caratura professionale o politica, ma perchè avrebbe inviato un messaggio sbagliato in Europa e avrebbe potuto avviare una serie di provvedimenti non discussi durante la campagna elettorale.

Il punto però su cui riflettere ora è: Mattarella ha riflettuto sulle conseguenze politiche ed economiche che la sua scelta avrebbe comportato? I fatti ci direbbero di no: lo spread è salito a quota 300 punti, perchè il nostro Paese non ha un governo e la possibilità che Cottarelli possa ottenere una fiducia dal parlamento per avviare un governo del presidente sono praticamente nulle.

Se Mattarella voleva rafforzare la vocazione europea dell’Italia ha sbagliato, perchè il suo NO, non è stato capito dall’opinione pubblica. L’idea infatti devastante che sta iniziando a formarsi è che Savona sia stato condannato per il reato di opinione, per le sue idee e non per il suo operato. Il mancato candidato all’economia non ha mai parlato di uscire dall’euro, ma di andare in Europa e impuntarsi seriamente per cambiare alcuni trattati fortemente penalizzanti. Per questo il No di Mattarella viene visto come un’imposizione posta dai cosiddetti poteri forti che decidono le linee dei governi e la scelta di convocare Cottarelli per formare un nuovo governo ne è la dimostrazione.

Inoltre questo No, non ha fatto altro che rilanciare le forze euro critiche, specialmente la Lega che ora si trova nella condizione ideale di poter condurre una campagna elettorale senza dover far sostanzialmente nulla. Salvini con un abilità politica straordinaria, sta presentando all’opinione pubblica una realtà basata sul: abbiamo scritto un contratto, trovato una squadra di governo e se ora tutto salta non è colpa nostra ma Loro. Proprio per questo il partito del carroccio secondo gli ultimi sondaggi è salito al 26% in poche settimane.

Tutto questo potrebbe significare che alle prossime elezioni politiche, il tema della discussione si sposti da reddito di cittadinanza e flat tax a Euro si o Euro no, stare o uscire nell’Europa, in quanto con molta probabilità le forze euro critiche rappresenterebbero oltre il 70% dell’opinione pubblica.

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