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La difficile posizione del Pd e di Zingaretti

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Quello che sta accadendo è un mercato delle poltrone o rappresenta l’ultima occasione per il Pd di Zingaretti di risalire la china? «O Franza o Spagna, purché se magna», dichiarava Francesco Guicciardini, che era stato prima ambasciatore di Firenze in Spagna, presso la corte di Ferdinando il Cattolico, e che poi, tornato in patria, aveva appoggiato un’alleanza con i francesi, per fermare lo strapotere di Carlo V. Durante il Cinquecento erano queste le due grandi potenze europee, che spadroneggiarono sull’intero territorio italiano. A quel tempo, la classe politica “italiana”, incapace di guardare oltre i ristretti limiti del proprio Ducato o Signoria, inaugurò la stagione dei voltagabbana, cedendo ora all’una ora all’altra potenza, pur di salvare un minimo di autonomia. E così, questa espressione divenne indicativa di un vizio italiano, di un certo qualunquismo, menefreghismo e attitudine a cambiare “casacca” non per sincere convinzioni, ma unicamente per convenienza.

Il responso della piattaforma Rousseau

A seguito della votazione online sulla piattaforma Rousseau, pare ormai certo che avremo una nuova maggioranza e un nuovo governo a guida Giuseppe Conte. Prima della disanima, due parole sulla contestata consultazione digitale, che ha sollevato dubbi, perplessità e ironia a buon mercato. Che un partito voglia coinvolgere i propri iscritti, ascoltare il loro parere su questioni di così rilevante importanza, come la costituzione di un nuovo governo e di una nuova alleanza, è un fatto positivo e sarebbe auspicabile che tale procedura si estendesse a tutti. Se poi, su circa 10 milioni di voti accreditati alle politiche del 4 marzo 2018, si sono espressi solo 80 mila cittadini, è bene ricordare che dall’altra parte (il Partito Democratico) si è contrapposto lo “zero tituli”, nessuno degli elettori ha avuto modo di pronunciarsi. Detto questo, si possono tirare le somme su tutta questa vicenda sconclusionata, sorta mentre gli italiani erano in ferie e non gli fregava una mazza della politica in genere.

Se Salvini fosse rimasto al suo posto…

La prima cosa da dire è che Salvini e i suoi possono arrampicarsi sugli specchi insaponati finché vogliono, per trovare ragioni più o meno credibili, ma se il Capitano fosse rimasto al suo posto, la Lega avrebbe ancora la possibilità di portare a casa qualche decreto o legge di buon senso. Invece, il risultato di questa bella pensata estiva sarà che le poche cose conquistate dal Carroccio andranno a finire nel cestino e non sarà possibile approvarne nessuna altra. Magari, cerchiamo di non aumentare le cavolate agitando anche la “piazza” con nemici occulti e “colpi di Stato” pianificati da tempo, perché nessuno può prevedere le reazioni del cosiddetto “popolo” o di qualche pazzoide, convinto di diventare un eroe ammazzando il nemico. L’abbiamo già visto questo film!

Il Capitano e la sua previsione sbagliata

Salvini ha dichiarato che i troppi “no” l’hanno costretto ad aprire la crisi e a chiedere le elezioni anticipate: ora i “no” saranno su tutta la linea e ad elezioni anticipate, secondo la Costituzione, si va se non è possibile coagulare una maggioranza diversa. Lui contava sul fatto che Di Maio non avrebbe mai stretto un accordo con il Partito Democratico, ma i grillini sono ideologicamente oltre alla classica suddivisione della politica nei due schieramenti, il centrodestra o il centrosinistra e, dopo le politiche del 2018, a tirarsi indietro per formare un governo è stato il Pd e non i 5 Stelle. Come qualsiasi essere umano, Salvini ha tentato un azzardo e, purtroppo per lui e per chi ha confidato in lui, ha sbagliato previsione.

La difficile posizione di Nicola Zingaretti

Molto più difficoltosa sarà la posizione di Zingaretti e soci, che ricorda parecchio il “Franza o Spagna purché se magna”. Quali spiegazioni s’inventeranno sulla politica dell’immigrazione e della sicurezza da far digerire ai propri sostenitori? Se i Pentastellati ritirano ciò che hanno sottoscritto con la Lega, fanno la figura dei “quaquaraquà” e se gli eredi di Gramsci non sollevano il problema tanto urlato in campagna elettorale e successivamente, danno ragione a Salvini e si autodenunciano quali “poltronari” incalliti, anche se la giustificazione sarà un “piegare il capo” per il “bene del Paese”.

L’obbligo a realizzare qualcosa di buono

Un bel pasticcio, ma c’è un collante, che unisce i due movimenti: se non realizzano qualcosa di buono, di veramente buono, come stoppare l’aumento dell’IVA, alle prossime politiche Pd e 5 Stelle prenderanno i voti di Toti e del suo “Cambiamo” che, se mi è permesso, ha sbagliato completamente i tempi per uscire da Forza Italia e prevedo farà la fine di Alfano. Alle prossime politiche, la Lega andrà all’incasso e non ci sarà più storia per nessuno, con buona pace per tutti gli altri.

L’ultima possibilità per fermare i “nuovi barbari”

Quindi, questo governo, più che basandosi su un mercato delle poltrone, è l’ultima occasione per i suoi protagonisti di risalire la china e fermare la conquista di un potere quasi incontrastabile da parte dei “nuovi barbari”, così come li ha definiti Matteo Renzi. Qualcosa di buono, almeno per questa ragione, possiamo sperarlo.

Massimo Carpegna

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