La morte di Mussolini – Parte Terza

L'autopsia di Benito Mussolini e l'analisi sulle fotografie storiche digitalizzate di Piazzale Loreto e del corpo sul tavolo anatomico secondo le procedure e le strumentazioni della moderna patologia forense

Proseguiamo il racconto da “La morte di Mussolini – Parte Seconda“. Altro elemento d’indagine è stato il viso della Petacci che mostra vio­lente lesioni subite quando era ancora in vita: una escoriazione sulla guancia destra, di forma rettangolare, e la frattura del setto nasale. Questi segni possono essere giustificati da un violento trauma fisico, come un colpo inferto con il calcio di un fucile, o una caduta con impatto del volto a terra per morte improvvisa.

Nessuno voleva morta la Petacci?

Resta il mistero che fin dal 29 aprile, i più importanti esponenti del CLN dell’Alta Italia, come Sandro Pertini e Leo Valiani, dichiararono di non aver mai voluto la morte di Claretta Petacci e di averla sempre esclusa da qualsiasi lista di condannati, ma Walter Audisio, appena giunto a Dongo e venuto in possesso dell’elenco dei fascisti arrestati, lesse: «Claretta Petacci, a morte». A confermare le parole di Pertini e Valiani è il fatto che il nome dell’amante del Duce non era scritto nella lista, come testimonierà successivamente il partigiano “Bill” Urbano Lazzaro.
Se non vogliamo dare credito ad un assassinio per futili motivi, in un pe­riodo in cui era sufficiente avere un parente tra i militi della RSI per morire, l’unica conclusione possibile è quella di una uccisione per eliminare una te­stimone di ciò che era veramente avvenuto. L’azione fu poi raccontata qua­le fucilazione ordinata dal tribunale di guerra, nella prima versione, e morte accidentale e non voluta nella seconda, così d’allontanare qualsiasi critica e responsabilità al Partito Comunista, reo d’aver versato sangue innocente.

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Domande senza una logica risposta

Ma accettiamo per credibile questa seconda ricostruzione, quella che vede Claretta Petacci impattare dei proiettili destinati al Duce: perché cari­care quel corpo sul camion, insieme ai cadaveri di Mussolini e degli altri gerarchi? Perché scaricarlo, come la carcassa di un’animale, a Piazzale Lo­reto e darlo in pasto ad una folla inferocita? Perché impiccarla per i piedi?

La traiettoria dei colpi

Torniamo all’analisi delle fotografie storiche digitalizzate e tentiamo di scoprire, attraverso la balistica e la medicina, le traiettorie dei colpi e la loro provenienza. È bene sapere che quando un proiettile penetra in un cor­po, provoca una emorragia circostante al punto d’ingresso; il foro è quindi circondato da un alone ecchimotico, infiltrato di sangue. Alla vista del pato­logo forense appare quale orlo violaceo, presente se il proiettile ha colpito una persona viva; assente se la persona era già defunta.
L’autopsia sul cadavere di Mussolini ha evidenziato 9 colpi vitali, 7 dei quali al tronco, tra la spalla sinistra e il collo. Questi proiettili sono partiti da una posizione frontale. Una seconda serie di colpi ha raggiunto il corpo del Duce alla sua destra con una angolazione tra i 30 e i 45 gradi e da una posizione più elevata della precedente e leggermente sopra la media. Ciò può suggerire l’ipotesi che la scarica proseguì mentre il corpo di Mussolini s’accasciava a terra o che a sparare furono due uomini affiancati con uno di loro che proponeva un’altezza superiore e ben evidente nei confronti di quella del Duce, che misurava 169 centimetri.

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Altre domande senza risposta

Mussolini ha avuto una morte immediata e la causa del decesso è ascrivi­bile alla lesione dell’aorta toracica, che in pochissimi secondi produce un crollo pressorio e il decesso del soggetto colpito. Ma quanti sono stati i col­pi che l’hanno raggiunto? Nove o undici? E soprattutto, perché giustiziarlo davanti al cancello di una villa abbandonata e non dove si trovava, nel pra­to adiacente alla casa dei De Maria? Perché inscenare a Dongo, e per i fascisti catturati, una fucilazione pubblica e di massa, alla schiena, davanti a fotografi e a un cineoperatore e riservare a Mussolini una onorevole scarica di colpi al petto, in una strada deserta, senza alcun testimone? Incominciamo a chiarire il numero di colpi che hanno raggiunto il dittatore.

Quanti colpi hanno raggiunto Mussolini?

Dall’analisi delle fotografie scattate sul corpo del Duce, disteso sul tavo­lo anatomico, si evidenziano 4 fori sul lato sinistro del torace, due su quello destro, uno al collo e due in zona addominale, che il prof. Cattabeni non ha segnalato né come fori d’entrata nella parte anteriore, né in uscita nella sede posteriore. Le prove balistiche dell’equipe dell’Università di Padova ne hanno stimato verosimilmente la distanza di sparo. Per le apposizioni di polveri in combusta ritrovate e secondo l’alone osservato su quello emorragico, si stima una distanza di sparo tra i 20 e i 40 centimetri, certamente non compatibile con quella di una regolare fucilazione.
Abbiamo poi un colpo che raggiunge il margine ulnare del braccio de­stro, che risulta essere d’entrata al quale, e sempre sul braccio, corrisponde un foro d’uscita con una traiettoria che suggerisce due dati rilevanti: il pri­mo è che l’arto era flesso in probabile postura da difesa a schermatura del volto e del collo e che proprio nella parte destra del collo può essere pene­trato rimanendone imprigionato. Questo era l’unico proiettile che avrebbe potuto essere estratto e analizzato, per comprenderne il calibro e l’arma di sparo ed anche questo foro non ha una corrispondenza sulla manica destra della giacca indossata dal dittatore.

Massimo Carpegna (continua)

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Leggi anche “La morte di Mussolini – Parte Seconda”

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.

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