La pensione futura: un miraggio

download

Il maxi emendamento del Governo Napolitano, nei prossimi tre anni farà scattare un contributo del 6% per la quota di assegno pensionistico che ammonta a circa 90 mila euro lordi per anno. Le risorse di questo decreto avranno due destinazioni, una parte andrà alle gestioni previdenziali obbligatorie per finanziare alcune prestazioni , mentre l’altra parte, per la sperimentazione della Nuova social card nel centro-nord (la vecchia carta acquisti creata nel 2008 su partecipazione di Giulio Tremonti).

Ma basterà il prelievo del 6% dalle pensioni d’oro, per arginare e incrementare le pensioni minime e i disagi che i cittadini appartenenti a fasce medie o basse navigano in tale periodo?

Loading...

I contributi previdenziali che ogni dipendente, durante il proprio percorso lavorativo, ha versato e continua a versare ancora oggi, non sono stati e non sono certo di poca consistenza.

Anzi, nella propria busta paga mensile, ogni lavoratore vede buona parte dello stipendio regolarmente decurtato da voci come trattenute sociali I.N.P.S. e trattenute fiscali I.R.P.E.F.

Nonostante l’enorme contributo previdenziale “accumulato” nelle casse degli Istituti Previdenziali e continuamente apportato nel tempo, chi entra oggi nel mondo del lavoro cosa potrà aspettarsi in un futuro, dal punto di vista pensionistico?

Pensione ridotta ai minimi per non dire addirittura vera e propria “miseria”.

Se la risposta sopra riportata ha un valore di possibile veridicità, ci si chiede quindi, a cosa sarebbero servite tutte le riforme approvate negli ultimi anni in gran parte dei paesi, compreso il nostro, ovviamente.

Per salvaguardare il futuro (o meglio, per cercare di garantire almeno il presente) sono state fatte proposte quali ad esempio quella di lavorare più a lungo e quindi posticipare l’età pensionabile, piuttosto che eguagliare l’età pensionistica femminile a quella maschile (!). Dovremmo sperare che l’emendamento indetto dallo stato italiano dia i suoi frutti? Che in questi tre anni  ripari qualche danno verso la classe sociale meno abbiente?

In più, salvo errore, sembrerebbe che la pensione di anzianità, in Italia, si otterrà con un minimo di venti anni di contribuzione e solo se l’ammontare complessivo della pensione medesima non sarà inferiore di 1,5 volte quella sociale. Senza entrare troppo in quelli che sono e che saranno in futuro i requisiti per ottenere o meno la pensione, che sia essa di anzianità, sociale o …viene spontanea una semplice considerazione: per quanto ancora si potrà continuare ad erogare le pensioni già in corso e quelle a scadere a breve?

Non solo chi si appresta oggi ad entrare nel mondo del lavoro ma anche chi contribuisce oggi al versamento delle trattenute sociali e fiscali obbligatorie, cosa si ritroverà quando sarà il momento di percepire la così tanto agognata e sognata pensione? Che qualcuno ci aiuti!