Libia: nessun accordo a Mosca tra Haftar e Serraj

Al Serraj avrebbe rifiutato di incontrare Haftar: alla base la contesa su Tripoli

Arrivato a Tripoli il nuovo Premier libico

Al-Serraj e Haftar non riescono a trovare un accordo in Russia, sotto l’occhio vigile di Putin: la pace in Libia è rinviata ancora una volta. Le premesse erano positive e tutto il mondo guardava con speranza all’incontro di questo pomeriggio a Mosca, ma l’annuncio del ministro degli esteri Lavrov ha – per il momento – diramato la cattiva notizia.

“Passi avanti ma nessun accordo”

“Durante i colloqui sono stati passi avanti ma non è stato raggiunto ancora alcun accordo”, queste le parole del Ministro Lavrov, che ha cercato, ugualmente, di lanciare un messaggio positivo in vista del futuro. Per futuro, si intende l’incontro programmato in Germania il 19 di Gennaio, quando il Premier del governo legittimo e il capo dell’LNA proveranno a trovare un nuovo accordo.

I motivi del mancato accordo

La Capitale sarebbe, a detta dei media libici, la motivazione del mancato accordo. La contesa su Tripoli rappresenta, ad oggi, lo snodo cruciale di tutta la guerra civile. Al-Serraj avrebbe chiesto ad Haftar di ritirarsi, e, al rifiuto di questi, avrebbe deciso di non dichiararsi disponibile ad incontrare il diretto antagonista.

Le truppe del generale Haftar, che hanno conquistato nuovi territori nelle ultime settimane, hanno fatto sapere di non voler indietreggiare e, di conseguenza, di non voler lasciare Tripoli.

Ottimismo della Turchia

Il ministro turco Cavasoglu ha palesato ottimismo al termine dell’incontro. “Se Haftar firmerà domani mattina il cessate il fuoco – ha dichiarato – il capo del governo di accordo nazionale Fayez al Serraj e Haftar assumeranno gli impegni necessari, il regime di cessate il fuoco continuerà e così inizieremo il processo politico”.

I dettagli del mancato accordo

Secondo quanto riportato da Al Arabiya, l’accordo (mancato) avrebbe dovuto portare, oltre al “cessate il fuoco”, al congelamento dell’intervento turco in Libia, all’invio di militari russi per la supervisione della tregua, al disarmo delle milizie e al ritiro bilanciato delle truppe. All’Onu sarebbe spettato l’onere di interporsi tra le truppe con un’operazione di peacekeeping.