Mafia capitale: la crisi della politica e la rassegnazione della società civile

 

corruzione

La ferita della vicenda di Roma è ancora aperta, forte l’eco dei fatti emersi dopo due anni di indagini della Procura della Città Capitolina. Centinaia di avvisi di garanzia, numerose persone agli arresti. Dal lavoro dei magistrati risulta una vera e propria organizzazione di stampo mafioso, capace di ramificarsi fino ai più alti livelli della vita politica, economica e sociale della Capitale.

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Il sodalizio criminale, ribattezzato dagli inquirenti Mafia Capitale, avrebbe creato un sistema corruttivo volto ad ottenere l’assegnazione di commesse dal Comune e da altri soggetti pubblici. Dal lavoro dei magistrati, inoltre, risulta un forte coinvolgimento del mondo delle “cooperative rosse”.

“Quello che emerge dalle indagini in queste ore fa letteralmente schifo.” Il commento a caldo del Presidente del Consiglio all’indomani dello scandalo. “Sono convinto che l’unica soluzione accettabile sia quella di uno scioglimento immediato del consiglio comunale”. Sbotta l’ex cavaliere.  Il leader della Lega ritiene addirittura possibile in caso di nuove elezioni, la presentazione di un candidato del Carroccio: “Un sindaco della Lega a Roma potrebbe essere la soluzione e fare la differenza”.

Quanto emerso legittima uno sdegno ed una forte stigmatizzazione, un atto di accusa che la politica non si è certo fatto mancare attraverso una pioggia di commenti al vetriolo.

Ma andando oltre lo sdegno e il biasimo del primo momento rimangono sul tappetto tutta una serie di interrogativi a cui per adesso la componente politica non sa, o non vuole dare una risposta.

Le indagini consentono di ricostruire la fortissima capacità del sodalizio criminale di condizionare la vita economica e sociale di Roma, circostanza ben nota negli ambienti della Capitale, intrattenendo strettissimi rapporti con le varie giunte succedutesi negli anni, indipendentemente dal colore politico.

Dal quadro descritto risulta davvero inverosimile che la politica, sia locale sia nazionale, non fosse a conoscenza di questa situazione e che non vi fosse, se non una connivenza, quanto meno una tolleranza nei confronti di questo fenomeno.

Molte perplessità suscitano le dichiarazione del Capo dello Stato a proposito dei fatti romani. Napolitano sembra essere molto più preoccupato della cosiddetta anti-politica, effetto degli ultimi gravissimi scandali, piuttosto che della corruzione e delle ruberie. Nelle sue esternazioni, pur prendendo atto “del grave decadimento della politica” e di “una diffusa perdita dei valori dell’Italia repubblicana”, definisce l’anti-politica “la più grave delle patologie” mischiandola all’anti-europeismo e attaccando i suoi fautori: giornali ed opinion makers.

La cronaca di questi scandali ci regala un spaccato della nostra società molto chiaro, una sinfonia le cui note sono l’assenza assoluta di moralità, la violazione della legge ormai male endemico, il coinvolgimento sistematico dei partiti e delle istituzione, la corruzione come meccanismo necessario per il funzionamento del sistema.

Tutto ciò appare il riflesso della crisi della società civile, incapace di alcuna reazione, una passività, un immobilismo, speculare all’assenza di un reale contrasto da parte dei partiti di questi fenomeni che dovrebbero essere arginati, prima che dalla magistratura, da una azione preventiva della politica, che purtroppo in tal senso non appare aver sviluppato nessun anticorpo.

 

 

 

“Sono nato a Napoli, innamorato del meridione e delle sue bellezze. Appassionato di lettura, sport, arte, politica. Amo lo studio del diritto essendo laureato in giurisprudenza. Sempre alla ricerca del confronto con gli altri credendo fermamente nel valore della libera circolazione delle idee e dello scambio di opinioni. Il mio motto: ordine e progresso.”