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Il Movimento 5 stelle: una promessa mancata?

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Nel degrado della politica italiana, dopo la palude del governo Letta, i trionfalismi mediatici e “l’annuncite” dell’esecutivo Renzi, il Movimento 5 stelle appare sempre più paralizzato ed incapace di alcuna azione incisiva. La dirigenza del “partito” sembra interessata solo a mantenere l’ortodossia al suo interno colpendo i dissidenti con richiami ed espulsioni. All’indomani delle ultime politiche il Movimento 5 stelle si presentava come l’unico vincitore.

La partitocrazia tradizionale, infatti, era stata bocciata e messa in minoranza dal voto degli italiani. Solo macerie nel centro destra. Il Pdl quasi dimezzava i suffragi ottenuti rispetto alle precedenti elezioni (perdendo circa 6 milioni di voti). La Lega che a stento superava l’asticella del 4%. Irrilevanti Fratelli di Italia e La Destra. Sull’altra sponda, il centro sinistra per l’ennesima volta non riusciva a vincere nonostante il favore dei sondaggi. Solo un grigio 25% per il PD. Un vero e proprio ciclone invece il Movimento 5 stelle. Quasi nove milioni di voti alla Camera e più di sette al Senato.

Un terremoto, una novità unica in tutta la storia repubblicana. Un movimento nato dal basso, al di fuori delle logiche tradizionali della partitocrazia e delle clientele. La possibilità, quindi, di agire in autonomia in assenza di condizionamenti dall’esterno. Una rivoluzione quella del 2013 che ha travolto i collaudati equilibri della politica degli ultimi due decenni. Una palude segnata dalla falsa alternanza tra gli schieramenti in cui, quale che fosse il vincitore, l’accordo tra i contendenti era una costante all’indomani delle elezioni.

Tale immobilismo, in cui il cambiamento era come l’invasore de “Il deserto dei tartari”, è stato superato dal Movimento 5 stelle. Ma al momento dell’effettivo impegno politico, in cui la denuncia, la temutissima anti-politica, doveva portare risultati concreti, al reale cambiamento, Grillo e i suoi hanno palesato tutta la loro impreparazione ed ingenuità politica.

La partitocrazia tradizionale ha subito approfittato di questo insperato assist. Dopo il fallimento delle note trattative in streaming, il PD ha iniziato un governo di larghe intese con Berlusconi. Questa la conseguenza dell’Aventino di Grillo: lo stravolgimento del risultato espresso dai cittadini. I partiti, infatti, si sono immediatamente attivati in modo da superare l’alternanza tra destra e sinistra, farsa durata venti anni, bissando l’esperienza delle larghe intese già sperimentata con Monti. Il tutto sotto l’attivissima regia del Colle, sempre pronto a bypassare la volontà del popolo sovrano.

Le larghe intese messe in campo, infatti, erano state bocciate senza appello dall’elettorato. La disfatta dei partiti sostenitori dell’esecutivo Monti, altro governo di pacificazione nazionale voluto da Napolitano, era il sintomo di una volontà di cambiamento. Volontà espressa con il 24% dei suffragi a Grillo e con una astensione di circa il 25% (avendo votato solo il 75% degli aventi diritto).

Il Movimento 5 stelle, dopo aver agevolato la sopravvivenza e la riorganizzazione della politica tradizionale, reinventatasi grazie ad un nuovo Jolly, Renzi, è entrato in una spirale senza fine fatta di purghe ed espulsioni. Tutto ciò ha dato la percezione di una scarsa attenzione alle problematiche concrete del paese, la cui risoluzione è affidata al decisionismo dell’uomo del destino di turno, mentre la “nuova politica” è impegnata in un’azione iconoclasta contro il dissenso interno.

Altro assist alla partitocrazia è la totale assenza dei pentastellati dai media. Gli esponenti dei vari schieramenti politici sgomitano per assicurarsi una forte presenza sulla scena mediatica. Ne è ben consapevole Salvini, che sembra godere di un’ubiquità televisiva. Gli fa una degna concorrenza la leader di Fratelli d’Italia, Meloni, anche lei onnipresente. Non è secondo a nessuno Renzi, con i suoi cicisbei ed odalische squinzagliati nei vari talk show, impegnati a suonare e a danzare la musica del satrapo.

Il grande assente è ancora il movimento di Grillo, votato ad una sorta di suicidio politico di cui la latitanza dai media è il dato rivelatore. Tale sparizione impedisce anche l’informazione di quanto di buono, anche se poco in ordine alla grande responsabilità dovuta ai milioni di voti presi, è stato fatto. Si pensi all’opposizione all’inciucio per l’elezione dei giudici alla Consulta, al fondo per il microcredito delle piccole e medie imprese, al vincolo contro i condoni di abusi edilizi, all’opposizione ai tagli alla ricerca ed allo sviluppo scientifico ecc.. Tutto ovviamente passato sotto silenzio.

Il dato sorprendente è che il Movimento 5 stelle gode, secondo i sondaggi, ancora del 20% dei consensi. Tale dato fa riflettere sulle potenzialità di un soggetto politico nato da pochi anni che, nonostante gli errori, è ancora il secondo partito italiano. Si tratta di un credito non illimitato, che occorrerà utilizzare il prima possibile. La partitocrazia, infatti, non è stata di certo a guardare dando prova di una vitalità inattesa, reinventandosi con nuove etichette, slogan, lanciando invettive, demonizzando una presunta demagogia ed un presunto populismo con un ancora più forte populismo e riducendo progressivamente tutti gli spazi di democrazia effettiva. Tutto ciò aggravato dalla connivenza, anzi collaborazione attiva, di coloro i quali dovrebbero svolgere una funzione terza, super partes, di tutela delle regole, caduti in una prosaica parzialità e partigianeria.

Questa è la sfida da affrontare. Uscire dalle logiche della sterile denuncia, non limitarsi alle polemiche sui rimborsi o sugli scontrini, ma cambiare il sistema dall’interno mettendo a frutto il consenso di cui si gode. Tutto ciò lo si deve ai milioni di cittadini che hanno creduto in questa promessa: una nuova politica.

 

 

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