Musei, arriva la riforma tanto attesa?

Musei, arriva la riforma tanto attesa?

Da quanto tempo componiamo peana sulla ricchezza culturale dell’Italia, senza capire perché non la sfruttiamo come risorsa per la nostra rinascita? Sono discorsi triti e ritriti. A volte anche un po’ retorici. Ma l’arretratezza del nostro Paese in fatto di gestione del patrimonio storico è indubbia. Per questo non passa inosservata la firma di un decreto di riforma dei musei da parte di Dario Franceschini. Una riforma che a detta del ministro della cultura farà tornare il patrimonio culturale ”al centro delle scelte del governo”. Ma in cosa consisterà questa ventata di cambiamenti?

Innanzitutto avviene qualcosa di apparentemente banale, ma che banale non è: viene stabilito cosa sia un ‘museo’ e cosa debba essere e fare per essere definito tale. Un istituto che pretenderà tale nome dovrà essere ”permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo”. Mica male, come premesse. In verità molti importanti musei stranieri riescono a garantire i loro servizi essenziali senza rinunciare ai profitti. Ma nell’Italia di oggi si rende forse necessaria una certa prudenza.

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Analoga a logiche straniere è l’idea dell’autonomia del singolo museo. Ogni istituto si autogestirà sia nelle regole che nel bilancio. Alcuni (una ventina) godranno perfino di un’autonomia speciale ovvero estesa anche agli aspetti scientifici. A capo di questi saranno chiamati dei direttori manager da selezionarsi tramite bando (previsto per il 9 gennaio). Vengono istituiti anche diciassette poli di gestione a livello regionale. In pratica, dei catalizzatori con la funzione di favorire il dialogo fra le varie realtà presenti sul territorio. Le novità sono interessanti. Sarà la volta buona?

 

Nato nel 1986 a Carate Brianza (MB) ma cresciuto in Sicilia. Ha studiato Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma laureandosi con una tesi dedicata al giornalismo culturale de 'la Repubblica'. Coltiva molti interessi fra cultura, politica e sport. Crede nel valore del libero confronto fra idee e mette tutto il suo impegno nel sostenerlo.