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Negoziazione assistita per separazione e divorzio: che succede se il decreto non viene convertito?

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divorzio

E’ entrato in vigore il decreto legge 132 del 2014 che disciplina la negoziazione assistita per la separazione dei coniugi, la cessazione degli effetti civili e scioglimento del matrimonio (divorzio) e per la modifica delle condizioni di separazione e divorzio.

Il decreto in questione è stato voluto da Matteo Renzi con lo scopo di smaltire l’arretrato giudiziario e di semplificare alcune procedure e non tratta solo il tema “matrimonio”, anzi, nel complesso dei 23 articoli, solo due si occupano della separazione e del divorzio.
Il primo articolo è il n° 2 che descrive la procedura di negoziazione assistita in modo generale stabilendo che si tratta di un accordo intercorso tra le parti e prevede espressamente la presenza di un avvocato (ho letto articoli, anche di quotidiani importanti, che parlano di separazione “fai da te” senza avvocato ma davanti all’ufficiale di stato civile del Comune, in realtà, decreto alla mano, non c’è scritto questo).
Stabilisce che la negoziazione non può riguardare diritti indisponibili (diritto alla vita ad esempio). Si passa quindi alla parte che in modo puntuale si occupa di separazione personale dei coniugi, cessazione degli effetti civili del matrimonio, scioglimento del vincolo (divorzio) o modifica delle condizioni. Si tratta dell’articolo 6 che precisa, nuovamente, che la negoziazione assistita avviene con l’ausilio di un avvocato, che raccoglie in un atto scritto e sottoscritto dalla parti in sua presenza la volontà dei coniugi ed entro 10 giorni trasmette una copia autenticata dell’atto all’ufficiale di stato civile del Comune in cui è stato iscritto o trascritto l’atto di matrimonio (solitamente coincide con il luogo di celebrazione), questi procede con le annotazioni richieste dalla legge.

Cause ostative alla negoziazione assistita

Non si può ricorrere a tale procedura, oltre che nel caso in cui uno dei coniugi non ritenga di dover procedere con un accordo, anche nel caso in cui ci siano figli minorenni, oppure figli maggiorenni che però sono incapaci di intendere e di volere, con handicap o non economicamente autosufficienti.

Criticità nella negoziazione assistita

Sembra opportuno delineare quelli che possono essere gli aspetti critici di questa procedura. Il primo riguarda la scelta di un decreto legge, o decretazione di urgenza di gran lunga abusata da molte legislature, atto che in base alla nostra Costituzione entra immediatamente in vigore e produce effetti, ma deve essere convertito in legge entro 60 giorni altrimenti decade ed è come se non fosse mai stato posto in essere. Vengono quindi travolti gli effetti prodotti dalla vigenza, tranne quelli irreversibili. Una separazione o un divorzio intervenuti in questi 60 giorni possono essere considerati un fatto irreversibile? Le coppie sarebbero travolte da un eventuale modifica delle scarne disposizioni previste dal decreto 132 del 2014?
Altro elemento che lascia titubanti è la necessità di attesa che i figli diventino economicamente indipendenti, cosa che riduce oggi di molto il bacino di utenza di questa riforma.
Resta da sottolineare che questa semplificazione si incardina all’interno delle norme per il divorzio breve che hanno già ottenuto il via libera della Camera dei Deputati e ora è al vaglio del Senato. Messe insieme le due procedure dovrebbero portare ad una riduzione di costi, tempi e litigiosità.

 

Aggiornamento negoziazione assistita 24 ottobre 2014

Il Governo, dopo aver posto la fiducia al Senato, riesce a far approvare il Decreto legge 132 del 2014, non senza polemiche, infatti, le opposizioni lasciano l’aula per non far raggiungere il numero legale, sono rientrate alla constatazione che tale proposito non era raggiungibile. Intanto incassato il primo sì alla negoziazione assistista per divorzio e separazione con piccole modifiche.

Sarà possibile il divorzio con separazione assistita anche nel caso di figli minorenni, con handicap o non autosufficienti economicamente, in questo caso l’accordo deve essere trasmesso entro 10 giorni al Procuratore della Repubblica del tribunale competente (prima della comunicazione all’ufficiale di Stato civile). Questi se ritiene che l’accordo sia corrispondente e non lesivo degli interessi dei figli, lo autorizza. In caso contrario deve trasmettere l’accordo di separazione assistita entro 5 giorni al Presidente dello stesso tribunale che fisserà entro 30 giorni l’udienza di comparizione delle parti: il procedimento in questo modo viene trasformato in ordinario.

Separazione assistita senza legali

Il decreto da convertire prevede anche la possibilità di separazione assistita senza legali: questa procedura può essere attivata dai coniugi nel solo caso in cui non vi siano figli minori con handicap e non economicamente indipendenti. In questo caso i coniugi potranno recarsi dall’Ufficiale di Stato civile competente e chiedere un provvedimento di separazione o di scioglimento del matrimonio (divorzio). L’Ufficiale riceve le dichiarazioni e se ravvisa che le condizioni siano eque (in base a quali criteri?) convoca i coniugi non prima di 30 giorni per la conferma dell’accordo. Ad oggi questa procedura ulteriormente semplificata non è ancora attiva, occorre infatti attendere il via libera della Camera dei Deputati

 

 

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