Politica

Nuove elezioni e Mario Draghi, salvaci tu!

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L’argomento del giorno è la legge di bilancio con le sue affermazioni su dove il governo ha deciso d’investire e dove intende intervenire per recuperare denaro. A proposito del “dove recuperare denaro” c’è una frase di Sir Winston Spencer Churchill che ho sempre considerato giusta e riconducibile alla politica italiana. Recita così: “Un Paese che si tassa, nella speranza di diventare prospero, è come un uomo in piedi dentro un secchio, che cerca di sollevarsi tirando in alto l’impugnatura”. A questa frase, si potrebbe aggiungere che i politici impegnati a promettere soluzioni alle giuste istanze dei cittadini senza spiegare in quale modo troveranno la copertura finanziaria, sono peggiori dell’imbecille che spera di volare per la stanza sollevando un secchio. Se poi alla domanda sui finanziamenti, ripetono la tiritera che fa capo alla lotta all’evasione fiscale, allora questo significa una cosa sola: tosare le pecore, tasse per tutti quelli che, a differenza di banche, assicurazioni, grandi gruppi industriali e multinazionali, non hanno gli strumenti per evadere.

Le tasse invisibili

La fantasia italica della politica economica, a questo punto dà il meglio di sé (o il peggio) perché, se da un lato il cittadino è blandito con la grande azione meritoria che un soggetto di spesa non sarà gravato di tasse, in verità gli si aumenta il costo da un’altra parte e, alla fine dei conti, la fregatura è servita. Leggetevi di Michele Porro il volume “Le tasse invisibili. L’inganno di Stato che toglie a tutti per dare a pochi”, dopodiché mettetevi il cuore in pace e non prestate più fiducia più a nessuno.
La coperta economica è sempre la stessa e, se si riscaldano i piedi, si scopre il capo e viceversa. Anzi, la coperta è sempre più corta, a causa del debito pubblico in crescita continua, nonostante l’aumento della pressione fiscale.

La spending review

L’unica strada è una riforma seria del fisco – a mio parere, copiando quello americano, dove si scarica quasi tutto e a nessuno conviene fare il “furbo” – e dare atto ad una altrettanto seria “spending review”. Il governo riprenda in mano il documento di Carlo Cottarelli e dia uno scossone ai parassiti che in Italia proliferano da decenni! Anche in questo caso, propongo un volume uscito nel 2015 e redatto proprio da Cottarelli: “La lista della spesa – La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare”.

La casta

Il problema è che gli enti inutili e spese varie ingiustificte, quello che il Movimento 5 Stelle un tempo chiamava i benefici della casta e sodali ad essa collegati, rappresentano controllo dell’elettorato, voti, personaggi che hanno contribuito ad eleggere qualcuno e che, giustamente, devono essere ricompensati ecc…ecc… C’è poi la questione delle pensioni, degli emolumenti… della struttura stessa dello Stato, delle Regioni… Insomma, tutto l’armamentario Pentastellato di un tempo. Siccome può arrivarci anche l’imbecille citato da Churchill, che un ladro non deciderà mai di condannarsi e punirsi con la prigione, è difficile immaginare che chi ha faticato e investito tanto per entrare nella “casta”, ottenere un certo tipo di stipendio e benefits, essere gratificato con una pensione fuori dal mondo, poi decida di tirarsi la zappa sui piedi. Un’azione di questo genere può intraprenderla solo una rivoluzione o un movimento rivoluzionario di cittadini onesti e ancora animati da un ideale superiore alle personali convenienze.

Perché il crollo dei 5 Stelle in Umbria

Ecco spiegato il consenso dato da molti ai Cinque Stelle (considerati l’ultima spiaggia, prima della resa), chiudendo gli occhi sull’evidente inesperienza e incapacità di alcuni. Ed ecco spiegato perché nelle elezioni in Umbria si è registrato un crollo che ha portato i grillini al 7,4% dal 14,6% del 2015. Un proverbio toscano dice: “Chi va al mulino, s’infarina” e il Movimento di Grillo si è imborghesito, imbrattato di farina. Fine della storia e fine probabile dei 5 Stelle a breve, se n on torneranno all’anima originaria, non avendo un’identità precisa e troppa gente improvvisata, incapace d’indirizzare le scelte di un Paese e governare la “macchina pubblica”.

L’insegnamento della Storia

Fine anche delle speranze? Siamo destinati al default, quando il debito pubblico non sarà più gestibile? Sopportabile? Una speranza, seppure remota, c’è. Facciamo un passo indietro, percorrendo il cammino della storia e torniamo al nostro Risorgimento. Se questo irrequieto e straordinario Paese si chiama Italia, lo dobbiamo principalmente a tre personaggi: Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Cavour. I primi due erano i “trascinatori”, i soggetti carismatici che sapevano infondere un ideale supremo all’esercito e al popolo con i loro “Qui si fa l’Italia o si muore” o dichiarando che “…non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi”. Cavour era lo stratega, l’intellettuale, l’uomo che sapeva muovere le pedine giuste sullo scacchiere internazionale. Camillo Benso Conte di Cavour era lo statista.

I partiti e i leaders sullo scacchiere

Guardando ai nostri tempi – e ammettendo che qualche nostro eletto voglia essere “statista” e non politico che vive di banalità, slogan, baruffe chiozzotte e poesiole inutili, recitate leggendo il “gobbo” davanti alla telecamera – i Cinque Stelle mi pare abbiano perso lo slancio rivoluzionario e poi non hanno intellettuali di spessore. Sono gli intellettuali, che provocano i radicali cambi di direzione in un Paese. La Sinistra avrebbe intellettuali assolutamente validi come Cuperlo, il filosofo Cacciari e tanti altri, ma nel suo DNA c’è lo statalismo e non si può pretendere che cambi la propria natura, il proprio riferimento ideologico. Matteo Renzi e il suo “Italia Viva” mi paiono soggetti ancora d’approfondire e il suo fondatore, al quale si deve riconoscere carisma, capacità comunicativa e astuzia politica, è quello della famosa frase “Enrico stai sereno”… Per questo e tante altre situazioni, ha una credibilità vacillante. Su Giovanni Toti e il suo “Cambiamo” credo possa essere valutato, e vorrei tanto sbagliarmi, ancora meno di Angelino Alfano e il “Nuovo Centro Destra”, divenuto poi “Alternativa Popolare”.

I due “colonnelli”

Resta il centrodestra che, con le dovute distanze e intesi quali trascinatori, già possiede i leaders Vittorio Emanuele II e Garibaldi nelle persone di Matteo Salvini e Giorgia Meloni (nell’ordine che più vi piace). Manca lo stratega, l’intellettuale, il moderato, l’uomo con una autorevolezza riconosciuta, inattaccabile sul piano personale e professionale, capace di muovere le pedine giuste sullo scacchiere internazionale.

Lo stratega

In questo ruolo avrebbe potuto giocare Silvio Berlusconi, ma l’anagrafe non aiuta e le sue vicende private l’hanno ormai relegato ai margini. E allora chi potrebbe mettersi a capo di Forza Italia, con il Cavaliere alla presidenza a far da “saggio”, da “padre della Patria”? Chi potrebbe essere Cavour? Per me, un uomo solo: Draghi. Solo lui potrebbe dare il via ad una azione rivoluzionaria moderata, ma ugualmente incisiva. Siamo vicini, vicinissimi al burrone e non c’è tempo da perdere con esperimenti e governi assurdi. Mario Draghi, mettiti d’accordo con Berlusconi e salvaci tu!

Massimo Carpegna

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