Presidenzialismo o semipresidenzialismo: la quasi rivoluzione costituzionale

Il tema politico più caldo di questi ultimi freschi giorni di primavera è sicuramente quello che vedrebbe la prospettiva di uno sconvolgimento politico senza precedenti nel nostro paese: l’elezione diretta del presidente della repubblica da parte del popolo. Non più la partecipazione dei Grandi Elettori quindi, ma un sistema di elezione presidenziale sul modello francese.

Ad aprire le danze della discussione ci ha pensato il Presidente del Consiglio in carica Enrico Letta, che sabato scorso al Festival dell’economia di Trento ha dichiarato: «Non è più possibile eleggere ancora il capo dello Stato con il sistema dei Grandi Elettori. Quella di metà aprile è stata una settimana drammatica per la nostra democrazia». Anche se poi il premier corregge il tiro: «Dico solo che non è più accettabile il clima che abbiamo vissuto in quei giorni, con ciò che è successo a Marini e Prodi».

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Tuttavia dal centrodestra sono immediatamente arrivati plausi e apprezzamenti per questa pseudo-proposta.

Cicchitto risponde subito con «le parole di Letta portano all’elezione diretta del presidente della Repubblica». In realtà quella del semipresidenzialismo è un vecchio pallino del centrodestra, che ovviamente vedrebbe in Berlusconi il suo candidato ideale. Infatti ieri il segretario Pdl Alfano rilancia la possibilità di un’elezione diretta del Presidente: «Penso che potremmo farcela perché anche da parte del Pd si stanno aprendo significativi spiragli- e aggiunge –sarebbe un’ottima scelta per aumentare l’affetto dei cittadini nei confronti delle istituzioni».

Gli “spiragli” di cui parla Alfano in effetti nel Pd ci sono stati, anche se le posizioni di sinistra su questo tema sono state storicamente scettiche. Tuttavia alcuni elementi di razza del partito come Prodi, Weltroni, Renzi e lo stesso segretario Epifani non solo non hanno espresso dissenso nei confronti di questa ardua proposta, ma addirittura la appoggiano.

Questo scriveva lo stesso Prodi in un editoriale sul Messaggero di qualche giorno fa «non solo non mi fa paura (il modello francese, nda), ma penso che sia l’unica via di salvezza per un Paese che, come l’Italia, ha bisogno di prendere le decisioni necessarie per farla uscire dalla ormai troppo lunga paralisi». Tuttavia le bocciature non sono mancate nel week end, dalla Pd Bindi al leader di Sel Nichi Vendola, dal costituzionalista Rodotà al M5S, che con il tuttofare Grillo ha dichiarato: «Il presidenzialismo è un’idea di Berlusconi, vuol farsi eleggere presidente-duce d’Italia».

Nella giornata di oggi comunque il presidente Napolitano ha invitato a salire sul Colle diverse cariche dello stato, tra cui il Presidente del Consiglio Enrico Letta, il Ministro per le Riforme Quagliariello, e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Franceschini. Poi ha incontrato anche il vicepremier e segretario Pdl Alfano. Obbiettivo: Procedere a tappe serrate sul percorso delle riforme istituzionali e costituzionali. Anche se Napolitano stesso ha tenuto a ribadire durante tutto il fine settimana la sua posizione: «Sulle riforme resto neutrale- ha asserito, aggiungendo che sul presidenzialismo non dirà nulla –né ora né mai».