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Salvini salvo, Saviano savio

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L’ aula del Senato ha deciso, Salvini è risultato innocente per quanto riguarda i fatti sulla Diciotti che hanno preso luogo lo scorso Luglio. Ben 232 sono stati i voti contro l’autorizzazione a procedere che hanno salvato il “Capitano”, Quorum superato grazie ai voti congiunti di Lega , M5S (seppur con qualche eccezion) e Forza Italia. Il ministro ha espresso la sua gratitudine e si è sfogato in un pianto commosso per scaricare le tensioni delle ultime settimane.

Amo la patria, i miei figli e il mio lavoro, mi ritengo un ragazzo fortunato. Ringrazio il buon Dio e gli italiani per l’opportunità di svolgere il mio lavoro con orgoglio e comunque votiate continuerò a svolgere il mio lavoro senza paura, altrimenti ne farei un altro. Quando si mette in dubbio che col mio lavoro abbia abusato della mia carica per qualcosa che ho fatto, faccio e rifarò per difendere i miei figli, mi emoziono. Meno partenze, meno sbarchi e meno morti con noi: qualcuno invece dei porti voleva i cimiteri aperti. Soccorriamo tutti, non sarò mai il ministro che lascia morire una persona nel mare mediterraneo senza muovere un dito- Il governo ha sviluppato misure e azioni per la lotta al contrasto dell’immigrazione clandestina e ringrazio i colleghi 5 Stelle perché le cose si fanno in due, evidentemente“.

E Salvini ringrazia
Fotocredit: La Stampa

Saviano si fa valere

Salvini è salvo, dopo tutto questo preoccuparsi il ministro può tornare a scagliarsi contro i suoi oppositori più duri, tra di questi ovviamente spicca Roberto Saviano.

Tra i due non è mai corso buon sangue tra una minaccia di Salvini di ritirare la scorta allo scrittore e un’offesa al ministro “della Mala Vita”, chiamato così proprio dall’autore di Gomorra. Adesso però sotto la lente è finito il giornalista napoletano.

Così Saviano a La Repubblica:

“Sì, confermo la notizia. Verrò processato. Verrò processato per aver definito il ministro dell’Interno “ministro della Mala Vita”. Ribadisco pienamente la mia definizione, ne difendo la legittimità e vado con serenità e con certa fierezza a farmi processare. Io, cittadino come tanti, come tutti, sarò processato; il ministro, invece, ha deciso di sottrarsi al processo, seriamente e giustamente spaventato dal fatto che la sua condotta nel caso Diciotti possa farlo condannare. Ha usato lo schermo e il ricatto politico per ottenere l’appoggio del suo alleato di governo, quel M5S che doveva fare da argine ai movimenti xenofobi e che ha finito per essere la loro stampella al Governo.”

Saviano sembra convinto di poter far confessare a Salvini sotto giuramento quello che prima non ha mai confessato:

“Questo processo che mi vedrà imputato, se non altro, costringerà Matteo Salvini a dire la verità o, quantomeno, a pronunciare sotto giuramento, dinanzi a uno spazio di verificabilità, le sue affermazioni, cosa che fino a oggi non è mai accaduta, trovandosi nel più agevole ambito della propaganda, dove ogni menzogna è manipolata, costruita, seminata sul terreno della bile, della frustrazione di un Paese disorientato da cui sta, per ora, e solo per ora, ricavando consenso.”

Ancora lo scrittore sulla sua libertà di espressione violata:

“Sono pronto a essere processato per un reato di opinione, cosi potrò ribadire quanto grave sia la strategia che sta portando questa politica a far coincidere lo Stato con il Governo. Le divise continuamente indossate dal ministro, la querela che mi viene fatta su carta intestata – in modo che sia fatta dall’istituzione, dal ministero e non, quindi, da persona privata – mostrano che nella politica da Twitter, nella politica da 280 caratteri, spesso si smarriscono i confini. La strategia è la solita: permettere qualunque libertà d’espressione a chi non fa rumore, a chi si perde nel vociare ininfluente o generico e scegliere di punire e di perseguitare chi, invece, ha una voce che, per qualche ragione, si distingue e si diffonde con eco. E ancora, si preferisce punire per isolare, ed è un’evoluzione intelligente di quello che l’Italia ha già conosciuto nel testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1931, con cui fu introdotto il reato di offesa al Duce (e furono 5000 i condannati per questo reato in Italia). Molti, troppi.”

Saviano nei guai
Fotocredit: Il giornale

Il savio Saviano

Roberto Saviano ha deciso di affrontare la situazione con una confidenza ed una sicurezza degna di quei saggi che hanno la ragione dalla loro parte, pronto ad accettare le decisioni che verranno prese con serenità. L’atteggiamento è in contrapposizione con quello tenuto dal ministro dell’Interno che con le sue dichiarazioni prima chiedeva di essere indagato e poi, quando l’indagine è stata effettivamente aperta, ha chiesto con fare bambinesco che la punizione venisse ritirata.

Saviano ricorda qui Socrate che, nella sua apologia scritta da Platone, sicuro di se affronta il proprio destino nonostante fosse consapevole di essere innocente. Vedremo dunque se il giornalista napoletano ne uscirà indenne come il Capitano o dovrà dormire un “sonno senza sogni” come il filosofo greco.

 

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