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Caos giustizia, 67 magistrati chiedono a Mattarella intervento immediato

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La pubblicazione del libro intervista “Il Sistema”, nato dalla collaborazione tra Luca Palamara e Alessandro Sallusti, ha scatenato il caos nella giustizia e la situazione è talmente fuori controllo che 67 magistrati chiedono al presidente Mattarella un intervento immediato e la creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta.

Lo scandalo giudiziario approda al Quirinale

Il libro intervista di Alessandro Sallusti a Luca Palamara, ex presidente Anm ed espulso dalla magistratura, ha scoperchiato il vaso di Pandora a livello giudiziario e il Csm sta facendo i primi passi trasferendo magistrati per incompatibilità ambientale dopo che avevano ottenuto nomine a procure di prestigio, grazie al sistema delle correnti, che favoriva o stroncava sul nascere le carriere in toga.

Palamara aveva promesso che si sarebbe difeso e lo ha fatto mettendo a disposizione del direttore del Giornale il suo archivio, le mail e le messaggerie del suo cellulare per fornire fonti scritte, a prova di querelante, al quale spetterebbe l’onere della prova per smentirlo. Di fatto, il regista del sistema correntizio non ci sta a passare da unico capro espiatorio di un sistema che è ormai totalmente da riformare.

La consapevolezza dell’urgenza ha spinto 67 magistrati a rompere gli indugi e a scrivere una lettera a Sergio Mattarella per denunciare la grave delegittimazione che pesa sull’ordinamento giudiziario e sul sistema di autogoverno della magistratura (Csm), presieduto dello stesso capo dello Stato.

Il contenuto della lettera

I toni della lettera sono da allarme rosso e si richiede un intervento tempestivo: “Per avviare finalmente l’ormai non più differibile azione di recupero della fiducia di cui l’Ordine Giudiziario e la gran parte dei Magistrati meritano di godere, e della credibilità della Giurisdizione, baluardo prezioso ed essenziale dello Stato di diritto delineato dai nostri Costituenti“.

Il richiamo si ricollega all’intervento che lo stesso Mattarella aveva fatto nel 2019, ai tempi dell’inchiesta su Palamara, in cui aveva deplorato: “Con fermezza, il grave sconcerto e la riprovazione per la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati, evidenziando come tali fenomeni avessero pesantemente compromesso il prestigio e l’autorevolezza dell’Ordine Giudiziario“.

Il documento dei 67 magistrati al presidente della Repubblica denuncia però che lo scandalo continua, anche dopo l’espulsione di Palamara, perché si continua a tollerare abusi con una sorta di direttiva assolutoria che non sanziona a dovere i colpevoli ma addirittura può incentivare questi comportamenti. In pratica, il sistema delle correnti sembra aver messo in moto i suoi anticorpi corporativi per scaricare ogni colpa su Palamara e autoassolversi sul resto.

Le richieste dei magistrati a Sergio Mattarella

In questo modo, la casta dei vertici della magistratura sarebbe ancora chiusa a riccio e insensibile a una vera autoriforma. Di conseguenza, i magistrati chiedono a Mattarella di allontanare dall’incarico chiunque non sia stato all’altezza del compito, dato che una parte, significativa ma non completa, di responsabili  ha fatto un passo indietro dimettendosi, ma occorre andare fino in fondo perché le inchieste pubblicate dimostrano che i fatti sono “troppo gravi per rimanere inesplorati e non verificati“.

Nel caos giustizia, i 67 magistrati chiedono quindi a Mattarella un intervento immediato e la lettera affronta direttamente la necessità d’istituire una commissione parlamentare d’inchiesta, perché perdere altro tempo minerebbe ancora di più la funzione dell’ordine giudiziario e la fiducia dei cittadini che, per la verità, è già parecchio compromessa. Meno del 40% degli intervistati dichiara infatti di avere fiducia nella giustizia e quasi il novanta per cento considera le correnti un grave problema della magistratura italiana.

Il problema giudiziario investe la politica

Il fatto che i magistrati, tra i quali il gip di Palermo Giuliano Castiglia, Clementina Forleo del Tribunale di Roma, Lorenzo Matassa di Palermo e Gabriella Nuzzi di Napoli invochino anche l’intervento parlamentare, come preludio a una radicale riforma dell’ordinamento giudiziario, non depone a favore della capacità del Csm di autoriformarsi e il documento dei magistrati a Mattarella prende di petto due questioni fondamentali che rivolterebbero completamente gli assetti del Csm e gli equilibri fra le correnti che hanno influenzato e inquinato in più occasioni anche la vita politica italiana:

  • Inserimento del sorteggio per selezionare i componenti del Csm
  • Rotazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi.

La prima proposta garantirebbe l’imparzialità del Csm, depurato dalle influenze correntizie, distinguendo in modo più efficace le funzioni dei singoli magistrati che devono essere soggetti solo alla legge. La rotazione eliminerebbe il carrierismo alla radice e la concentrazione del potere effettivo in mano a pochi che fanno il bello e il cattivo tempo, con tutti i disastri che il Sistema Palamara ha dimostrato.

Gli ulteriori passi ancora da compiere

Il dibattito scatenato intorno all’uscita del libro “Il Sistema” sta provocando un effetto tsunami che aiuta tanti magistrati, per la prima volta, a uscire allo scoperto per denunciare abusi, distorsioni e ingiustizie che sono durate troppo a lungo, ma i giornalisti più attenti si pongono anche la domanda se sia il caso, oltre ai sorteggi e alle rotazioni, di fare emergere le vere capacità dei meritevoli, scartati solo per non aver fatto parte delle correnti.

Curriculum e competenze dovrebbero essere alla base della meritocrazia, anche in magistratura e, se si procederà anche in questa direzione, la giustizia non più politicizzata potrebbe finalmente vedere la luce in fondo al tunnel. Il libro di Palamara e Sallusti è quindi solo il primo capitolo di una storia ancora tutta da scrivere.

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