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Conteggio decessi Covid-19, l’Avvocatura dello Stato aggrava la confusione

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La notizia è inquietante e il Giornale.it ne dà conferma scritta: riguardo il conteggio decessi Covid-19, l’Avvocatura dello Stato si lascia sfuggire in una nota che i dati italiani comprendono tra le vittime tutti quelli positivi al virus, al momento della morte, e questo aggrava la confusione, rispetto alle statistiche di altri Paesi, che hanno incluso solo le morti provocate realmente dal virus.

La causa intentata dei familiari delle vittime e il ruolo dell’Avvocatura dello Stato

Come spiega Giuseppe De Lorenzo, il Giornale.it ha potuto visionare la nota di trattazione, depositata al Tribunale Civile di Roma, riguardo la causa intentata allo Stato da oltre 500 familiari di vittime bergamasche da Covid, con richiesta di 100 milioni di euro di risarcimento. La vertenza coinvolge il ministero della Salute, il governo Conte II, in carica nella prima fase della pandemia, e la regione Lombardia, che ha registrato il più alto numero di vittime, specie tra l’inverno e la primavera 2020.

La magistratura ha raccolto oltre 2.000 pagine di documenti, storie e ricostruzioni, mentre Giuseppe Conte e i ministri si affidano all’Avvocatura dello Stato, l’organo deputato alla tutela e alla rappresentanza delle istituzioni e pubbliche amministrazioni italiane nelle controversie legali, che ha presentato un dossier di 36 pagine.

Le controdeduzioni dell’avvocatura puntano a scagionare l’esecutivo da ogni responsabilità, dato che le accuse sono pesanti, e spaziano dall’assenza di un piano pandemico aggiornato, passando per la mancanza di attrezzature, omissioni sull’impreparazione a livello sanitario e assenza di sorveglianza epidemiologica, con annesso “piano segreto”, redatto peraltro troppo tardi.

Le ammissioni dell’Avvocatura alimentano la confusione sul computo dei decessi

Un dettaglio ha fatto sobbalzare sulla sedia i cronisti del Giornale.it perché nelle motivazioni esposte dall’Avvocatura, a difesa dell’azione del governo, non si legge solo che il rapporto tra casi confermati e vittime non si discosta da quello nel resto del mondo ma, a pag. 22, emerge una frase ben diversa:

Gli stessi dati riferiti all’Italia devono essere valutati con le dovute precauzioni” in quanto quei numeri “classificano tra deceduti tutti coloro i quali avevano il virus al momento del decesso e non – come avvenuto da altri Paesi (…) – soltanto coloro i quali sono deceduti a causa del virus stesso”.

La frase cozza con le dichiarazioni dell’istituto Superiore di Sanità

Questa dichiarazione confligge con il rapporto dell’Iss dell’8 giugno scorso, redatto allo scopo di fare chiarezza sulle condizioni essenziali per stabilire quando un decesso è realmente legato al Covid-19 e chi si ispira ad alcune regole di base che non dovrebbero essere ignorate:

  • Conferma della morte con test molecolare positivo
  • Quadro clinico ascrivibile tipicamente al Covid-19
  • Non deve comparire una causa di morte diversa, tipo incidente o grave patologia in fase terminale
  • Non deve esserci un pieno ricupero da Covid-19 e poi la morte che subentra dopo molti mesi per altra causa
  • I casi limite possono riguardare solo una malattia già presente che favorisce il decorso negativo dell’infezione. Caso tipico: paziente cardiopatico con polmonite Covid, in cui un infarto letale agisce come complicanza del virus, presente già in forma aggressiva.

A questo punto, sorge spontanea la domanda se ha ragione l’Iss, e quindi l’Avvocatura ha preso una cantonata, o se invece l’Avvocatura si esprime correttamente e quindi l’osservanza dei protocolli sul computo dei decessi ha lasciato a desiderare, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità.

La conclusione di Nicola Porro

Sulla testata nicolaporro.it, la redazione ha rilanciato la notizia precisando che l’atto difensivo dell’Avvocatura è un documento ufficiale e pertanto richiede la valutazione di un giudice, dato che si tratta di un’affermazione scritta eventualmente da confutare con prove solide alla mano.

In ogni caso, la confusione del computo delle vittime alimenta sospetti ai limiti del complottismo politico, ma mette anche in discussione l’affidabilità dei “famosi algoritmi dell’Iss che regolano le nostre vite da mesi a questa parte” e che hanno dettato l’agenda delle pesanti restrizioni durante la pandemia.

Le conferme sulla confusione dei dati arrivano anche da operatori sanitari

I dati, più o meno confusi, sono in discussione da mesi e la conferma che non tutto abbia funzionato per il verso giusto arriva anche dalle dichiarazioni di operatori sanitari in prima linea nell’attività ospedaliera. Viviana Ponchia, giornalista del Quotidiano Nazionale, ha raccolto la dichiarazione del professor Massimo Clementi, ordinario di microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano. Alla domanda se fosse sicuro che i morti erano stati contati in modo corretto, o meglio, con un metodo in grado di mettere d’accordo scienza e politica, il ricercatore ha risposto:

Grande è stata la confusione sotto al cielo. Io posso portare solo aneddoti. L’anno scorso un giovane motociclista ebbe un incidente davanti al mio ospedale. Fu ricoverato al pronto soccorso, gli fecero il tampone e risultò positivo. Il giorno dopo morì perché le sue condizioni erano gravissime ma venne messo nel computo dei decessi per Covid. Non so dire quanti siano stati i casi analoghi. Oggi non accade più ma per un certo periodo i conti non sono tornati. Dissonanze, chiamiamole così“.

Le inevitabili conclusioni

I sospetti che il numero di decessi non fosse accuratamente attribuito alle vittime reali di Sars-Cov-2 alimentano il dibattito, ma ora le stesse fonti ufficiali consolidano la convinzione di molti, riguardo al computo delle vittime da Covid- 19, finito in una sorta di calderone contabile dove, per mesi, si è conteggiato di tutto, comprese le morti causate da altre patologie.

Il problema è che sul conteggio decessi da Covid-19, l’Avvocatura dello Stato aggrava la confusione sotto al cielo italiano, in contrasto con il rapporto redatto dall’Iss. I dubbi generano ancora nebbia fitta, lasciando poco spazio alle certezze, specie per i familiari di quasi 128.000 vittime, in attesa di risposte definitive.

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