Crisi di governo: la paura corre sui post

Salvini ha voluto e pilotato la crisi; 5 Stelle e Pd si preparano all’accordo?

Elezioni anticipate o nuova maggioranza?

Crisi di governo: se si dovesse dare un titolo al romanzo che si sviluppa sui social e dalla parte dei leghisti, questo potrebbe essere “la paura corre sui post”. Il timore, più che fondato, è che PD e Movimento 5 Stelle trovino un accordo e creino una nuova maggioranza. Zingaretti afferma che vuole andare al voto, non ha paura delle elezioni, ma potrebbe essere una manfrina per stringere un patto con i grillini all’ultimo momento, “costretto” dal senso di responsabilità e su pressione di Mattarella. Non ci sarebbe nulla da stupirsi, poiché è stato Renzi a sbarrare la porta ai grillini e, guarda caso, è proprio lui ad essere stato chiamato per dare una mano in questo momento così delicato e a pronunciare subito una dichiarazione d’apertura. L’ex Premier – che con Di Maio e sodali non berrebbe neppure un caffè, ma ci sono i conti da mettere a posto e occorre tagliare i parlamentari – è lo sponsor di una tregua con i 5 Stelle. La cosa puzza di strategia studiata a tavolino… “Tu dici così… io dico così… e poi facciamo l’accordo con i 5 Stelle e nessuno potrà rinfacciarci che la nostra decisione ha un obiettivo diverso da quello di “salvare” il Paese”.

I Pentastellati, per bocca di Roberta Lombardi, aprono al Pd dicendo che, dopo aver governato con Salvini, si può lavorare anche con Belzebù PD. Di Maio, al pari di Zingaretti, smentisce, annuncia in conferenza stampa “mai con il PD”, ma anche questa potrebbe essere una manfrina, l’altra faccia della stessa medaglia.

Quello che certamente non può essere accusato d’incoerenza, è Salvini. La Lega ha sette Ministri ed è disposta a rimettere tutto in gioco, pur di realizzare ciò che ha promesso. Nelle condizioni in cui si trovava, la battaglia si stava dimostrando estenuante e perdente per il Carroccio, all’apice del consenso ma sul confine della discesa. Il Capitano può essere odiato o amato, ma nessuno può rinfacciargli di non tentare con determinazione la realizzazione del programma elettorale, quello che, in fin dei conti, l’ha portato ad avere più del 17 per cento di voti ed oggi, secondo i sondaggi, al 38%.

Questa crisi, che molti hanno giudicato un azzardo e rischiosa per la Lega, si potrebbe spiegare semplicemente nel seguente pensiero: “Gli italiani ci hanno votato per realizzare delle cose; se l’attuale condizione non permette di procedere secondo le intenzioni, allora con molta linearità si chiude con questo governo, si va al voto e saranno gli elettori a decidere chi deve avere la responsabilità del Paese“.

Siccome senza soldi non si fa nulla, trovare una giustificazione per aumentare l’IVA e recuperare 23 miliardi può aver fatto parte del ragionamento come quello di chiedere più tempo all’Europa, avendo un nuovo governo appena insediato. Sono calcoli che saranno stati fatti dall’intelligenza leghista, dove l’aumento dell’IVA (una tassa da pagare obbligatoriamente per tutti, con difficili evasioni) non deve spaventare più di tanto, perché se diminuisci la pressione fiscale sul lavoro e ti ritrovi più denaro come stipendio, può anche essere una soluzione.

La questione è che i cittadini sono esausti di campagne elettorali, tasse sempre più opprimenti e problemi irrisolti. Certe frasi, certe parole, poi – come “voglio pieni poteri” non devono essere pronunciate: offrono il fianco allo spauracchio della possibile svolta autoritaria e fanno scappare gli elettori moderati, senza i quali non si “svolta” da nessuna parte.

Massimo Carpegna

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