Il giorno che Salvini scoprì la Nutella

In sole 24 ore, Matteo Salvini riesce a far tutto: prima mangia la Nutella, poi l’attacca ed infine cambia idea.

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Matteo Salvini un giorno la spara grossa sugli immigrati, quello dopo sulle accise della benzina e quello dopo ancora sulla giustizia. Conoscendolo da parecchi anni, queste sue uscite sono ormai diventate un’abitudine. Mai ci sarebbe però aspettati che potesse arrivare a prendersela addirittura con la Nutella. Talmente buona e perfetta che è difficile trovarle anche un solo piccolo difetto, ma Salvini ci è riuscito.

In settimana, il leader della Lega Nord ha tuonato contro la crema di casa Ferrero. Prima su Facebook, poi su Twitter ed infine sul palco di uno dei suoi mille comizi. Al tempo della comunicazione totale, stare in silenzio non porta voti e quindi un barattolo di cioccolata è pur sempre meglio di niente. Il problema riguarda gli ingredienti: sono turchi, non italiani. Le nocciole provengono dalla terra di Erdogan e questo proprio non va. L’attacco è però andato a vuoto e per l’ennesima volta Salvini ha sparato a salve. Le nocciole italiane finiscono eccome dentro la Nutella, ma se l’azienda si limitasse ad utilizzare solo quelle della nostra penisola, ne verrebbe prodotta meno della metà. Analizzando poi anche tutte le altre sostanze alimentari che compongono il prodotto, si scopre presto che non vengono importate solo le nocciole: alcune dosi dello zucchero impiegato provengono da fuori, stessa cosa per l’olio di palma, che arriva in parte dall’Asia, molto del cacao inserito deriva dalle riserve africane ed il latte è un po’ italiano e un po’ di derivazione europea.

Il prodotto è 100% Made in Italy, preparato interamente nelle campagne, nei laboratori e negli stabilimenti italiani. Ma come per quasi tutte le produzioni alimentari, è assolutamente necessario importare le materie prime e poi dopo lavorarle qui nel belpaese. Si prenda come esempio la pasta, che sta quasi ogni giorno sulle tavole di tutti gli italiani. Parte del grano proviene da altri paesi. Le nostre riserve non riescono a garantire tutte le materie prime sufficiente considerando che sono prodotti esportati ovunque nel mondo, ma il trattamento e la fabbricazione avvengono certamente ed interamente in Italia.

L’invito a boicottare la Nutella è dunque pacifico sia una sciocchezza. Sabotare un’azienda italiana che lavora in Italia e che vende in tutto il mondo non sarebbe un grosso colpo di genio in favore dell’economia. Non si è dovuto infatti aspettare molto perché arrivassero la retromarcia ed il ripensamento di Matteo Salvini. Certo è che a forza di passi indietro, si diventa dei gamberi verdi.

Riccardo Chiossi