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Il M5S è al governo perché respira la stessa aria e tossisce lo stesso smog degli italiani

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Dalle urne per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 ne è uscito uno scenario completamente nuovo, un canovaccio insolito che ha poi dato vita alla cosiddetta “Terza Repubblica”. Si è votato con una legge elettorale “mista”, cioè a metà tra un sistema proporzionale e maggioritario, nota come Rosatellum, dal nome dell’autore Ettore Rosato, deputato del PD. Una legge elettorale con caratteristiche particolari, che ben presto sono state capite e poi spiegate da alcuni costituzionalisti: il Rosatellum, approvato dal governo Gentiloni, aveva dei requisiti e delle proprietà che non avrebbero certamente permesso al Movimento pentastellato di arrivare al governo da solo, dato già dai sondaggi pre-elettorali come probabile prima forza politica.

I risultati delle elezioni hanno creato un clima di stallo e incertezza, con il Movimento 5 Stelle primo partito al 32%, PD fermo al 18%, Lega Nord stabile al 17% e Forza Italia al 14%. Il quadro politico che si era dunque delineato all’indomani delle elezioni non incontrava nessuna maggioranza in parlamento e le possibilità all’orizzonte erano 3: un governo con M5S e PD insieme, uno composto da M5S e Lega Nord, nel quale il M5S avrebbe agito come prima forza in entrambi i casi, oppure ritornare alle elezioni, che però avrebbero ripetuto gli stessi risultati appena scoperti.

Dopo alcune settimane di trattativa attorno ad un tavolo, il 1° giugno 2018 nasce finalmente il governo di coalizione giallo-verde. M5S e Lega Nord trovano l’intesa per instaurare un rapporto di governo e possono cominciare a mettere mano al contratto firmato. Il governo a guida Giuseppe Conte prima del giro di boa delle elezioni europee di maggio 2019, si è impegnata a siglare alcune riforme bandiera, a dimostrazione della loro volontà di cambiamento davanti agli occhi degli italiani che li hanno votati: decreto sicurezza, riforma della legittima difesa e quota 100 per la Lega; abolizione dei vitalizi, inizio dell’iter legislativo per il taglio del numero dei parlamentari, decreto dignità, legge spazza-corrotti e reddito di cittadinanza per il Movimento 5 Stelle;

Il Movimento 5 Stelle è nelle case di tutti:

Sino ad ora le due forze al governo si sono scambiate abbracci e spinte, occhiolini dolci e schermaglie di guerra. Gli italiani sono stati spettatoti di eventi positivi ma anche negativi, come lo strano caso dell’autorizzazione a procedere in processo contro Matteo Salvini e quello altrettanto grottesco dell’abusivismo edilizio del padre di Luigi Di Maio. Notizia di questi giorni è però che Antonio Di Maio, padre del Vice-premier, ha abbattuto i tre manufatti abusivi a proprie spese, rinunciando a presentare ricorso al TAR e di conseguenza anche a far partire gli infiniti tempi burocratici.

Questa decisione del padre di Di Maio manifesta ancora una volta la normalità speciale del Movimento. Prima di essere eletto in parlamento, il Vice-premier e Ministro del Lavoro ha svolto lavori semplici come steward allo stadio San Paolo di Napoli e come cameriere in una pizzeria. In America, la sua scalata fino ai piani alti del palazzo avrebbe rappresentato una grande ascesa sociale, un esempio per tutti. Qui in Italia viene invece snobbata da alcuni, ma non da tutti gli altri, che invece tifano un giovane uomo qualunque che ce l’ha fatta. Che ci è riuscito.

Ecco dunque perché il Movimento 5 Stelle è al governo:

Perchè non è composto dalle solite matrioske dei potenti.

Perchè è fatto ad immagine e somiglianza sia degli imprenditori, che di tutti coloro che tirano a campare.

Perchè danno la sensazione che ricchi e poveri possano mangiare alla stessa tavola.

Perché ha portato nelle istituzioni il meglio di chi ha affrontato realmente gli stessi problemi quotidiani degli italiani. Il meglio di chi ha respirato la loro stessa aria e tossito lo stesso smog.

Riccardo Chiossi

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