La politica vale poco, quasi zero

Gli onorevoli e l’informazione parlano in politichese, una lingua straniera molto simile a una supercazzola “monicelliana”.

La politica vale poco

“I politici davanti alle telecamere litigano e si scannano. Poi vanno fuori a cena, fanno la pace e il conto lo pagano sempre i cittadini”. Quando guardiamo i talk show politici o leggiamo i giornali, di ciò che succede nella stanza dei bottoni non capiamo quasi mai niente. Non comprendiamo nulla perché c’è una divergenza linguistica. Gli onorevoli e l’informazione parlano in politichese, una lingua straniera molto simile a una supercazzola “monicelliana”. Un linguaggio composto da parole vuote che rilasciano un rumore sordo. Allora, alla fine, la verità che ne esce è dunque solo una: la maggioranza delle persone si disaffeziona e della politica gliene frega poco, quasi zero.

La politica non risolve problemi, li crea. La politica non tocca l’economia, quella la migliorano le imprese, i professionisti e i lavoratori attraverso le idee, oppure la peggiorano, se invece idee non ne hanno. La nostra vita non si trasforma se vince il partitino di Salvini, Zingaretti o Di Maio, ma cambia, in meglio o in peggio, quando incontriamo una persona nuova o ne perdiamo un’altra, quando la fortuna ci tende la mano o ce la toglie, quando scopriamo una passione o la smarriamo. La politica non c’entra niente. Mai. A nessuno interessa del 34% di voti della Lega Nord, del 22% del PD, del 17% del Movimento 5 Stelle, dell’8% di Berlusconi o degli 0% di Casa Pound e del Partito Comunista alle elezioni europee appena concluse. Quello che vorrebbero davvero le persone sono il 34% in più di soldi in busta paga, il 22% in più di libertà, il 17% in più di sorrisi e lo 0% di sofferenza. E’ impossibile entusiasmarsi per queste elezioni europee. Un circo dell’assurdo a cui nessuno vuole assistere e soprattutto pagare il biglietto. E il partito degli astenuti vince come sempre, al 44%.

I media e i sondaggisti, salvo rare eccezioni, raccontano tutti le stesse cose e danno le stesse notizie. I giornali sfornano spesso fake news e sondaggi sbagliati, senza poi fare neanche un passo indietro quando vengono rivelati. Inseguono le mode facili e commerciali, come il ritorno del fascismo o dell’eroina Greta Thunberg, ma tralasciano storie più profonde ed importanti. La discrepanza creatasi tra mitomania giornalistica e realtà è abissale. Quando nel novembre 2016 si sono svolte le elezioni per il nuovo presidente degli Stati Uniti, tutta la grancassa mediatica ci raccontava che se avesse vinto Donald Trump, leader dei Repubblicani, sarebbe arrivato l’Armageddon, saremmo stati invasi dalle cavallette e coinvolti nella 3 guerra mondiale. Stessa ed identica cosa era successa anche nel giugno 2016, con il referendum della Brexit. Ad ogni giro elettorale, ci viene sempre ripetuto alla nausea che se l’onda sovranista dovesse prendere tanti voti, diventerebbe uno sconvolgente tsunami e ci spazzerebbe via. Tutto ciò è accaduto (vittoria di Trump, Brexit e sovranismo), ma la realtà si è però dimostrata totalmente diversa. L’informazione italiana (e non solo) ha poca credibilità e nessuno le dà più fiducia. La nostra esistenza non si è spostata neanche di 1 millimetro, non è successo nulla. Siamo uguali a prima. Sono bel altre le decisioni che ci buttano giù la speranza o che ci fanno volare.

Sono perciò gli imprenditori, gli insegnanti, i notai, i medici, i muratori, i commessi, i camionisti ecc.. che stanno al volante della propria vita e al timone della propria nave. Sono loro che muovono l’economia, i diritti civili, sociali e la propria felicità, non gli onorevoli e tanto meno i media. La politica non può separare le persone in fazioni rosse o nere, non le può dividere e nessuno dovrebbe mai utilizzarla come metro di (pre)giudizio con gli altri. Ma tanto, non cambierà mai niente. Agli italiani, è più facile metterglielo in quel posto che nel cervello. (E forse gli piace anche di più).

Riccardo Chiossi