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Mario Draghi sconvolge le strategie dei partiti e rimescola le carte

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Le forze politiche definiscono l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi come una svolta necessaria ma, al di là delle parole di circostanza, il nuovo premier sconvolge le strategie dei partiti, rimescola le carte in tavola e fa pensare che niente sarà più come prima.

I partiti alla prova del fuoco con l’inizio dell’era Draghi

Draghi non affronta la situazione a cuor leggero, considerando che l’emergenza sanitaria e quella economica, che rischia di esplodere a breve, non permettono ritardi, ma sa anche che i partiti pronti ad appoggiarlo sperano di condizionarne le scelte per continuare a essere decisivi.

In ogni caso, il primo tentativo dei partiti della ex coalizione giallo-rossa di dar vita al modello “Ursula”, cioè l’alleanza di tutte le forze che sostenevano il Conte 2, allargata solo a Forza Italia per avere una solida maggioranza parlamentare, è fallita per inziativa della Lega che ha annunciato di unirsi a Berlusconi e centristi moderati nel sostegno aperto a Draghi, impedendo quindi alla sinistra di essere l’unico azionista di riferimento del nuovo governo.

Era comunque impensabile che l’ex direttore generale del Tesoro, presidente della Banca d’Italia e della Bce, si sarebbe accontentato di un ruolo notarile, lasciando menare le danze ai partiti, di fronte alla pandemia da Covid-19, alla decrescita del 10% del Pil, al drastico calo degli investimenti, cassa integrazione a singhiozzo, futuro sblocco dei licenziamenti e centinaia di migliaia di piccole imprese che devono riposizionarsi sul mercato per non fallire entro quest’anno.

La strategia di Matteo Salvini

Il leader della Lega ha indubbiamente sparigliato le carte promettendo sostegno al nuovo governo e facendo sentire il peso aggiuntivo del suo partito a quello di Forza Italia, da sempre sostenitrice dell’ex presidente Bce. Emerge la longa manus del numero due Giorgetti, che ha agito da tessitore, convincendo il partito a sostenere apertamente Draghi. Del resto, questa era la richiesta del presidente Sergio Mattarella che ha proposto a tutti i partiti un governo “di alto profilo” e che non dovrà “identificarsi con alcuna formula politica”.

Il filosofo Massimo Cacciari, pur essendo di sinistra, ha dichiarato che: “La Lega è l’unico partito che ha un vero radicamento sociale oggi in Italia” e lo stesso Draghi aveva fatto capire che non avrebbe potuto ignorare il primo partito italiano nei sondaggi strettamente legato agli imprenditori, commercianti, artigiani, lavoratori autonomi e partite Iva che sono l’ossatura del sistema produttivo del nord Italia.

Resta da vedere la composizione del nuovo esecutivo e le proposte sui temi concreti, visto che già ora sembra decollare l’ipotesi di una riforma delle aliquote fiscali, ma non la flat tax, che è il cavallo di battaglia della Lega, oltre a quota 100 per le pensioni e la rottamazione della cartelle esattoriali, di cui si dovrà discutere.

La posizione del partito Democratico

Il partito Democratico, guidato da Nicola Zingaretti, ostenta fiducia sulle capacità di Draghi e afferma che la Lega si è spostata su posizioni più europeiste, ma il suo partito era uno degli azionisti di riferimento del Conte 2 che ha fallito la gestione dell’emergenza, specie a partire dall’estate, facendo esplodere le contraddizioni e l’incapacità decisionale, fino ad arrivare alla crisi renziana e alla soluzione Draghi.

La situazione è delicata perché il Pd ha attaccato in tutti i modi le politiche migratorie della Lega, quota 100 e la flat tax ma ora potrebbe governare insieme con Salvini. Draghi tenterà la sintesi tra posizioni opposte ma, alla ripresa degli sbarchi dalla Libia o dal corridoio balcanico, la questione frontiere e porti tornerà al centro del dibattito, così come la progressività delle aliquote fiscali, prevista in Costituzione e cara alla sinistra, ma molto meno al centrodestra che punta a un drastico riordino che lo stesso Draghi sembra aver messo in agenda.

Inoltre, c’è un problema politico, perché il Pd teme un’asse privilegiato tra Salvini e Matteo Renzi, leader di Italia Viva e regista della crisi, che potrebbero accordarsi per avere una golden share sul governo e orientare le scelte di Draghi, in modo da marginalizzare Zingaretti, che si troverebbe quindi a decidere se restare nell’esecutivo o limitarsi ad un appoggio esterno che il partito al momento esclude.

L’opposizione di Fratelli d’Italia

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia non voterà la fiducia al governo Draghi, assicurando però un’opposizione leale e costruttiva sulla base di una serie di proposte che il partito ha presentato per iscritto al premier incaricato. Si spazia dalla messa a punto delle linee guida sul Recovery Plan italiano alle misure per impedire la crisi irreversibile di imprese e posti di lavoro, senza dimenticare le parti più fragili del tessuto produttivo e gli autonomi, sempre più in crisi e senza tutele.

Meloni punta anche alla difesa degli asset strategici dalle scalate ostili, al contrasto più efficace all’immigrazione irregolare e a un piano contro il Covid-19, per la gestione dei vaccini e denunciando le “anomalie riscontrate nella gestione commissariale” di Domenico Arcuri.

Alcuni osservatori ipotizzano che Giorgia Meloni, dopo il secondo colloquio con Draghi, possa passare dal voto contrario all’astensione se il quadro politico sarà più chiaro nei prossimi giorni. In ogni caso,  la leader di Fratelli d’Italia apprezza che Draghi stia leggendo il suo dossier e si mostri interessato e ha aggiunto: “Magari il premier Draghi, su certi temi, scoprirà che noi di Fratelli d’Italia saremo più fedeli rispetto ad alcuni alleati che compongono la sua alleanza“.

Le fibrillazioni del movimento 5Stelle

In casa 5Stelle le fibrillazioni aumentano anziché diminuire. Centinaia di militanti e una nutrita pattuglia di parlamentari non hanno intenzione di appoggiare Draghi, nonostante gli inviti di Beppe Grillo a sostenerlo per rientrare in partita dopo le dimissioni del Conte 2.

La proposta grillina di creare un nuovo ministero per la transizione ecologica, fondendo i dicasteri di ambiente e sviluppo economico su modello francese, potrebbe interessare al nuovo premier, ma la frangia più oltranzista del movimento è inferocita dalla prospettiva di governare a fianco di Salvini, con cui ha interrotto l’alleanza di governo nel 2019, con Renzi, responsabile della crisi attuale e con Silvio Berlusconi, che è tra gli artefici dell’operazione Draghi, e la cui visione economica liberale è opposta al reddito di cittadinanza e alla visione giustizialista del movimento.

Vista la malaparata, il capo politico Vito Crimi ha annunciato il rinvio del voto sulla piattaforma Rousseau, gettando così altra benzina sul fuoco, in attesa di sentire le dichiarazioni del premier e assicurando che non c’è obbligo per i grillini di sostenere apertamente l’esecutivo.

Tuttavia, parte della base si ribella ai vertici e il rischio di scissione è dietro l’angolo, ecco perché Mario Draghi sconvolge le strategie dei partiti e rimescola le carte, senza concedere troppi ritardi alla sua tabella di marcia che dovrebbe portarlo a sciogliere la riserva entro questa settimana.

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