Matteo Renzi lascia il PD: l’annuncio dell’ex premier e l’assurda motivazione

Matteo Renzi lascia il PD
Matteo Renzi lascia il PD FOTOCREDIT: Matteo_Renzi_alla_conferenza_stampa_post_referendum_costituzionale_2016 (Wikipedia)

Risale a qualche ora fa la decisione di Matteo Renzi di lasciare il Partito Democratico. Tale scelta dell’ex premier ha una motivazione che ha lasciato interdetti molti deputati, non solo del suo stesso (ormai ex) partito.

Renzi ha telefonato al premier Conte e ai presidenti di Camera e Senato, rispettivamente Roberto Fico ed Elisabetta Alberti Casellati, per avvertire di voler creare un nuovo partito. Nonostante ciò, ha confermato il pieno sostegno all’attuale esecutivo.

Il nome del nuovo partito, secondo le prime voci in circolo dopo l’annuncio di Renzi, sarà “Italia del Sì” oppure “Movimento civile”, ma non si esclude che attualmente siano al vaglio ulteriori ipotesi.

Non solo Renzi, anche altri esponenti fuori dal PD

Con lui, usciranno anche altri esponenti del partito. Si tratta di circa trenta parlamentari, una ventina di deputati e dieci senatori, intenzionati a dar vita a gruppi autonomi (anche se il nuovo regolamento del Senato rende tale azione più complicata).

Tali soggetti  hanno però dichiarato l’intenzione di continuare a far parte della maggioranza e di voler sostenere in Parlamento il nuovo governo nato dalla coalizione PD e 5Stelle e sotto la guida del premier Conte.

A sorpresa, non seguiranno i fedelissimi di Renzi come Lorenzo Guerini e Luca Lotti, già ex consiglieri;  o il capogruppo del Senato, Andrea Marcucci, amico personale di Matteo Renzi.

Dario Franceschini: “le divisioni rendono deboli i partiti”

Sulla scissione in corso si è dimostrato particolarmente preoccupato il ministro della cultura Dario Franceschini, che ha paragonato quanto sta succedendo all’interno del PD con un avvenimento di un periodo storico particolare.

Il fascismo è cresciuto sempre di più sfruttando le paure e la rabbia” ha detto Franceschini, “Popolari, socialisti e liberali avevano la maggioranza in Parlamento, facendo nascere ben 3 governi. Poi le divisioni e le litigiosità hanno fatto sì che Mussolini trionfasse nel 1922″ ha poi chiuso augurandosi che la storia riesca ad insegnare qualcosa agli esponenti politici attuali.

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