Quando un uomo verde sente la fine

Passata la folle crisi d’agosto, Matteo Salvini è rimasto a mani vuote e così anche il suo partito, con il quale interpreterà lo strano ruolo d’opposizione a un governo da lui stesso creato.

Quando un uomo verde sente la fine

L’ex ministro dell’interno Matteo Salvini si è tolto la felpa ed è ora rimasto nudo. Quel potenziale 35% di voti impresso da mesi su ogni pagina di giornale lo faceva sentire indistruttibile, inarrestabile, ma alla fine tutto quel polverone lo ha solo portato fuori strada e lo sceriffo verde si è inesorabilmente perso nella giungla. In tv e nelle piazze davanti alla sua gente sembrava potesse non cadere mai, come un fierissimo capo tribù, ma la sete di supremazia lo ha invece tolto dai giochi ed ora sente che la fine è arrivata.

Dietro quel formidabile propaganda-man e sotto quella felpa blindata, c’è una persona che avverte la caduta. Un uomo verde rimasto solo che adesso si può osservare e riconoscere molto più nitidamente di prima. Che la strategia di far crollare il governo in una notte di mezz’estate si fosse rivelata un buco nell’acqua, l’ha percepito quasi subito e per rimediare ha perciò immediatamente tentato di ricucire con ago e filo lo strappo. La prima toppa a cui Salvini ha pensato è stata quella del taglio dei parlamentari, proponendo di dire l’ultimo sì al disegno di legge grillino e dopo aver rispettato l’iter burocratico di circa 6 mesi perché diventasse effettivo, andare a votare. La giravolta N.1 non ha però funzionato e allora sotto con la seconda. La giravolta N.2 è stata la più lunga e faticosa: lo stalking telefonico a Luigi Di Maio. Il telefono del vice-premier pentastellato non ha smesso di squillare neanche un secondo dall’8 agosto in poi. Dopo le prime 100 telefonate partite dal cellulare di Matteo Salvini a quello dell’ex alleato, Di Maio si è rassegnato e non ha potuto far altrimenti che bloccarlo. Bloccarlo ovunque, sul telefono, su telegram, su Facebook e anche su whatsapp. Desideroso però di non sedersi sui banchi dell’opposizione, ma di voler ricomporre la crisi e quindi continuare a stare sulle poltrone del governo, Salvini non si è dato per vinto. Cambiata la scheda sim del cellulare, l’assedio telefonico è continuato, ma Di Maio, esausto e sfinito, ha dovuto bloccare anche il nuovo numero del leader leghista. L’Odissea non finisce però neanche qua. L’ultimo tentativo era ormai giusto provarlo e le mille chiamate di Salvini questa volta si sono nascoste dietro al famoso numero sconosciuto, arginabile in nessuna maniera, se non abbandonando il vecchio numero e cambiare contatto. E così fu. Mollata dunque la pista dello stalking telefonico, è poi arrivato il tempo dell’ultima carta, la giravolta N.3, ovvero l’offerta che non si può rifiutare: la poltrona da Presidente del Consiglio.

Anche l’offerta che non si poteva rifiutare è stata però rifiutata da Luigi Di Maio e allora, dopo il fallimento persino dell’ultimo sforzo, Salvini ha irrimediabilmente ceduto. Consapevole che sia il tanto sognato ritorno alle urne, che il rientro al governo erano diventati impossibili, Matteo Salvini si è spogliato, è appassito e con le poche energie rimaste si è accasciato a terra. Via la felpa, via la figurina del macho-man e via quella del populista finto rottamatore. Dopo aver buttato nel cesso l’occasione di cambiare davvero l’Italia insieme al M5S e aver riportato inconsciamente il tanto odiato PD al governo, Salvini è nudo e solo, destinato a rivestirsi e a tornare indietro per poter rigustare il magico miele del potere. Di solito, un uomo sente quando sta arrivando la fine. E quando accade, alcuni vanno a meditare nei boschi, mentre altri cercano consolazione tra gli amici. L’uomo verde torna invece a casa da Berlusconi.

Riccardo Chiossi