Nobel per la Pace a Salvini? La storia racconta che c’è stato di peggio, molto peggio

Matteo Salvini è entrato nella lista dei candidati al Premio Nobel per la Pace. Uno strano riconoscimento che in passato è finito in mani discutibili.

Nobel per la Pace a Salvini? La storia racconta che c'è stato di peggio

Il Premio Nobel per la Pace viene assegnato, non si vince. Non è come un torneo individuale o un campionato a squadre, in cui i partecipanti gareggiano e chi si dimostra il migliore di tutti viene premiato e riconosciuto come il più grande. Tale riconoscimento viene infatti deciso a tavolino e consegnato da un ristretto numero di persone raccolte in un Comitato nominato dal Parlamento norvegese, che per motivi indulgenti e politici (politici!), giudica opportuno illuminare il volto del benefattore come il sole a mezzogiorno. Il Nobel per la Pace, fra tutti i premi della Fondazione Alfred Nobel, è il più prestigioso, propagandistico, pubblicitario e soprattutto il più coerente, dato che il fondatore della medaglia fu anche l’inventore della dinamite e della polvere da sparo.

Ministro Salvini candidato al Premio Nobel per la pace

Notizia di alcuni giorni fa è che il Ministro degli Interni italiano è entrato di fatto nella lista dei candidati al Premio, grazie all’endorsement di Beatrix Von Storch, la vice-capogruppo della Afd: “Propongo Matteo Salvini per il premio Nobel per la pace, per aver dato vita ad una politica di stabilità per l’Europa e per aver salvato migliaia di vite umane. Un esempio che anche altri dovrebbero seguire. Nessuno affoga nel Mediterraneo se si impedisce all’industria dei rifugiati e alle loro navi di continuare i loro affari dando la speranza di un approdo in Europa”.

Buona parte dei media italiani, dopo un annuncio di queste proporzioni, non ha creduto alle proprie orecchie, è sbiancata in volto e, udite udite, ha iniziato a cantare “Bella Ciao”, non conoscendone né il testo e nemmeno il significato purtroppo. Poveri partigiani che sono costretti da lassù a vedere questa bugiarda commedia umana. Chiunque si sia riempito la bocca e l’esofago per l’ennesima volta delle parole “Salvini fascista, razzista, xenofobo ecc..” dovrebbe mettersi a leggere la lunga lista dei vincitori passati del Nobel per la Pace, che se osservata attentamente (o distrattamente) può essere con facilità scambiata per l’elenco dei ricercati di Amnesty Internacional:

  • Henry Kissinger, 1973: vincitore del premio nonostante sostenne il colpo di Stato contro il presidente socialista eletto dai cileni, operato da niente po’ po’ di meno che dal dittatore Augusto Pinochet;
  • Anwar al-Sadat, 1978: gli fu consegnato il Premio Nobel malgrado durante i suoi anni da Presidente dell’Egitto instaurò un regime autocratico, perseguì gli oppositori e limitò la libertà di stampa;
  • Aung San Suu Kyi, 1991: insignita per essersi opposta alla dittatura dei militari birmani. Conduce da anni una crudele repressione delle minoranze musulmane;
  • Yāsser ʿArafāt, Shimon Peres e Yitzhak Rabin, 1994: premiati benchè il primo venne accusato di aver sostenuto la lotta armata della Plaestina da Israele, mentre gli altri due furono colpevolizzati di crimini di guerra verso il popolo palestinese;
  • Barack Obama, 2009: gli fu assegnata la medaglia solo per il colore della pelle. Non bloccò il lager di Guantanamo, non ritirò le truppe americane dalla guerra in corso in Afganistan e iniziò la guerra in Libia, con la solita scusa della guerra per esportare la democrazia. Esportarla con le bombe e i fucili però;

La prima definizione del nostro dizionario della parola PACE è la seguente: “la situazione contraria allo stato di guerra, garantita dal rispetto dell’idea di interdipendenza nei rapporti internazionali, e caratterizzata, all’interno di uno stesso stato, dal normale e fruttuoso svolgimento della vita politica, economica, sociale e culturale.” Nessuno dei vincitori sopra citati l’ha rispettata nella sua interezza e nemmeno l’ha accudita. Matteo Salvini in confronto a questi fa perciò, senza dubbio alcuno e di nessuno, la sua porca fugura.

Riccardo Chiossi