Salvini, la Lega e l’occasione perduta

Da probabile trionfatore alle prossime politiche a disperato Capitano che non sa come uscire dalla sua stessa trappola

A quanto pare, la crisi di governo sta scegliendo il binario più scontato per risolversi, quello che porta ad una nuova maggioranza costituita da M5S, PD e LEU e con la Lega fuori dai giochi. Di Maio dice che non si alleerà mai con Renzi, ma ha citato un nome e non un partito… Non è questa la prima volta che la volontà dei cittadini è disattesa e non sarà neppure l’ultima. Alle elezioni del 4 marzo aveva vinto il blocco del centrodestra e si è finito per essere governati da Salvini e Di Maio – matrimonio di difficile coesistenza – ed ora, con ogni probabilità, vedremo ministri appartenenti alle forze che le elezioni le hanno perse.

Un’immagine offuscata

In questo pasticcio ferragostano, una delle note più dolenti è l’immagine di Matteo Salvini, che ne esce ridimensionata. Con l’immigrazione clandestina “a gogo”, l’aumento esponenziale della micro criminalità da un lato e dall’altro la posizione del PD, che poteva essere riassunta in un “sbarcate tutti e i crimini li percepite ma non ci sono”, la Lega aveva raddoppiato il consenso. Salvini rappresentava il “tribuno” con felpe e blue-jeans, uno del popolo che contrapponeva il buonsenso alle utopie radical chic. Immagine da duro e frasi degne di un “Rambo First Blood” avevano risvegliato un certo orgoglio nazionale, considerato che in economia e sugli immigranti l’Europa ci considera un vuoto a perdere o poco più.

La suggestione dell’uomo solo al comando

Salvini ha accarezzato l’idea di diventare “un uomo solo al comando”: folle oceaniche ad acclamarlo, gli altri partiti in caduta libera o aggrappati a percentuali di una cifra sola, un alleato che dice “no” a quasi tutto… È anche vero che questa sua immagine incominciava ad incrinarsi e, nel tempo, si prospettava un forte ridimensionamento nella traduzione dalle parole ai fatti: porti chiusi, guerra alle ONG, ma gli immigranti sbarcano lo stesso; i rimpatrii si contano con il contagocce e l’Europa continua sostanzialmente a ribadire un concetto molto semplice: è un problema vostro. A questo s’aggiunge la proposta “Quota 100” che s’è dimostrata poco incisiva, le tasse che non sono scese, la crescita economica uguale a zero e il crimine che prosegue tranquillamente a radicarsi sul territorio.

Il probabile calcolo politico

Il ragionamento di Salvini potrebbe essere stato: se continuo così, finisco come il pesce in barile. Apriamo la crisi di governo e andiamo al voto, perché i grillini e i piddini non si metteranno mai insieme. Vado all’incasso e, dall’alto del mio 38 per cento, non sarà certo Forza Italia e Fratelli d’Italia, dei quali non posso fare a meno per raggiungere la maggioranza, a mettermi in difficoltà. C’è poi la questione dei finanziamenti, senza dei quali non si realizza alcun progetto. Non posso aumentare l’IVA, dopo aver promesso flat tax, cancellazione di accise…, e c’è sempre la spada di Damocle dell’Europa che vuole verificare la legge di bilancio. Se si va al voto, i tempi tecnici per trovare 23 miliardi non ci sono e gli italiani non mi rinfacceranno l’aumento dell’IVA; anche l’Europa potrebbe concedere più tempo al nuovo esecutivo. Se l’azzardo riesce, sono nelle condizioni di poter dare concretezza alla mia azione. Anche il “piano B” non è male: se M5S e PD creano una nuova maggioranza, toccherà a loro mettere le mani nelle tasche degli italiani, non resisteranno a lungo insieme e alle prossime politiche faccio l’en plein.

Una difficile via d’uscita

Peccato che la mossa per non evitare l’aumento dell’IVA sia stata immediatamente colta e la delusione nel vedere tanti proclami trasformarsi nel classico ruggito del topolino, abbiano deluso parecchi. Per la prima volta si sono lette critiche anche dure sui social da parte degli stessi Leghisti e si è assistito a contestazioni spontanee durante le uscite del Vice Premier. Salvini si è messo da solo in un “cul-de-sac” e non ne uscirà indenne. Il tentativo, poi, di mettere una pezza allo strappo (il taglio immediato dei parlamentari, l’offerta della Presidenza del Consiglio a Di Maio, la proposta di stilare un nuovo accordo per riprendere a lavorare insieme) ha causato più danni che benefici. Era meglio restare fermi sulla posizione iniziale: rimettere il mandato e chiedere elezioni anticipate senza offerte. La strategia ora pare quella d’appellarsi alla “piazza” ma non è dato a sapere quanti risponderanno.

Scongiurare l’aumento dell’IVA

A questo punto, è facile prevedere che PD e 5 Stelle, se tutto procederà come sembra, faranno l’impossibile per non aumentare l’IVA e anche l’Europa, tolto Salvini, si scoprirà più paziente e generosa. Grillini e Sinistra ne usciranno come i salvatori della Patria.  Per qualcuno sarà un riprendere un cammino di civiltà interrotto dal “trucido”; per altri significherà un ritorno a scelte contrarie alla propria sensibilità e alla visione di un’Italia diversa da quella auspicata.

Massimo Carpegna

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